lunedì 31 dicembre 2007

A lezione di rapina con mamma e coltello

Da http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200712articoli/28861girata.asp
... ho appena letto questo articolo, e mi sono scandalizzata ... non certo per il gesto delle due donne, ma per il modo in cui è stato rappresentato nell'articolo ... perché, invece di fare ironia gratuita, non ci si chiede cosa ci sia dietro? Probabilmente un disagio che chi ha scritto l'articolo non può neppure immaginare ... o forse no, forse si tratta davvero di una bravata senza alcun senso, ma ... scusatemi se credo più alla prima versione ...
Mentre tutti ci dicono che "il paese sta crescendo" i gesti disperati aumentano a dismisura ... secondo me, occorrerebbe almeno chiedersi perché ... forse il paese dei balocchi sta presentando il conto?
Credo sia il caso di rifletterci sopra ... buon anno a tutti ...

Ecco l'articolo:

Prese dopo due colpi: "Volevamo goderci il Capodanno"
G. LONGO, G. MARITANO
Una coppia Bonnie & Clyde tutta al femminile. Madre e figlia per l’esattezza: 40 anni la prima, 13 l’altra. Italiane, aspetto anonimo e minuto, ma modi disinvolti, spregiudicati e violenti. S’improvvisano rapinatrici alla vigilia di Capodanno «perché anche noi vogliamo essere belle e indossare biancheria intima rossa che porta fortuna».

E quindi via con il primo colpo al negozio di négligé «mi raccomando mia dia una quarta, altrimenti non non mi sta». Poi con la seconda rapina - a un quarto d’ora di distanza - in una cartoleria per racimolare il denaro per il cenone. «Sono separata, disoccupata da 7 anni e pure sfrattata, avrò pur diritto di godermi il Capodanno con mia figlia?», si giustificherà con i carabinieri dopo l’arresto. E pazienza se la cartolaia reagisce. Che sarà mai? La mamma le spacca la testa con la pistola giocattolo (10 giorni di prognosi per una ferita lacero-contusa), la figlia sferra il coltello al collo della commessa. Così, dopo madri e padri che giustificano scippi, furti e rapine per il benessere della famiglia - «ho rubato perché anche mio figlio potesse avere un pranzo di Natale decente» s’era giustificato qualche giorno fa un malvivente - si passa ora alla collaborazione stretta tra genitori e prole. Mamma e figlia in questo caso non fanno molta strada: scappate in pullman vengono arrestate poco dopo dai carabinieri della compagnia di Rivoli, guidata dal capitano Massimo Pesa. Per la madre inevitabile l’arresto e il trasferimento al carcere, per la ragazzina scatta l’affidamento al padre. Tutto per un bottino di 500 euro - monetine comprese - un corpetto di pizzo e due cellulari rubati alle commesse di uno dei due negozi.

Il duo Bonnie & Clyde in versione rosa, aveva scelto d’entrare in azione nel momento più propizio: quello vicino alla chiusura dei negozi. Alle 18,50 arriva nel centro intimo Golden Point di viale XXV Maggio di Collegno, prima cintura di Torino. «Scusi possiamo vedere quel corpetto rosso? Sembra perfetto per la notte di San Silvestro», domanda la madre. Ma al momento di pagare, invece del portafogli estrae dalla borsa una pistola (che si rivelerà essere giocattolo), mentre la figlia toglie dalla tasca un coltello a serramanico.

Le commesse non possono fare altro che consegnare l’incasso, circa trecento euro. Ma non finisce qui, perché le rapinatrici, non paghe, si fanno consegnare anche i due telefonini cellulari personali. Poi via, la fuga a piedi. Non sono ancora le 19.15 ed entrano nella cartolibreria «Cartobyte».

Questa volta la prima protagonista ad entrare in scena è la tredicenne: si avvicina alla cassiera (una diciottenne che è la figlia della titolare) e, sempre minacciandola con il coltello alla gola, si fa consegnare circa 200 euro. Troppo poco. «Tira fuori il resto», intima la madre alla titolare. Ma quest’ultima non cede, forse intuisce che la pistola non è vera. Allora reagisce e cerca di disarmare la donna. Scatenando però una doppia aggressione: la quarantenne la colpisce alla testa con il calcio della pistola, mentre la tredicenne si avventa sul collo della cassiera con il coltello. Non la ferisce, ma tanto basta per annullare ogni altro tentativo di reazione. La baby rapinatrice afferra ancora tutte le monetine dal registratore di cassa e scappa con la madre.

Salgono sul primo autobus che incrociano, ma al capolinea trovano i carabinieri. La madre cerca di addossarsi tutta la colpa, ma la testimonianza delle rapinate inchioda l’adolescente alle sue responsabilità. E lei, dopo tanta spavalderia, scoppia in un pianto a dirotto.

sabato 29 dicembre 2007

Giornalisti: «cani da guardia» della democrazia

Riporto qui un commento di Steve al post precedente ... penso che meriti maggior spazio rispetto a quello che può dare un commento ...
... Eccolo:

Discorrendo di giornalisti, ci sono anche esempi diversi ...

Corte europea dei diritti dell’Uomo - Sezione III - Sentenza 7 giugno 2007 - Ricorso n. 1914/02 - Dupuis e altri c. Francia.

«La pubblicazione da parte di un giornalista di atti processuali soggetti a segreto istruttorio non è necessariamente un illecito. Spetta allo Stato, che abbia condannato il giornalista per ricettazione di materiale da violazione di segreto istruttorio o professionale, dimostrare che le sanzioni inflitte non costituiscono ingerenza sproporzionata nella libertà di espressione in una società democratica. La tenuità della sanzione pecuniaria irrogata al giornalista non è di per sé preclusiva di tale sproporzione, poiché può comunque determinare un effetto dissuasivo in merito all’esercizio di detta libertà fondamentale.»


La Corte ha riconosciuto, nel caso di specie, la violazione dell’art. 10, §2 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo in relazione al fondamentale ruolo dei giornalisti come «cani da guardia» della democrazia.
Tale ruolo è protetto dall’art. 10, §2 della Convenzione, anche ammettendo la violazione del segreto istruttorio o professionale se bilanciato da un interesse generale e specialmente se sono coinvolti uomini politici, i quali devono mostrare maggiore tolleranza alla pubblicazione di notizie che li riguardano: i politici infatti, a differenza dei privati, si espongono inevitabilmente e coscientemente a un controllo dei loro fatti e delle loro azioni da parte tanto dei giornalisti quanto dei cittadini.
Una violazione della libertà di espressione, inoltre, rischia di avere un effetto dissuasivo per quanto riguarda l’esercizio della libertà di espressione.
L’arrêt della Corte si può leggere solamente in francese all’indirizzo cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=818493&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649.
Eccone alcuni passaggi fondamentali:

«««««
33. La liberté d’expression constitue l’un des fondements essentiels d’une société démocratique et les garanties à accorder à la presse revêtent donc une importance particulière.

34. La presse joue un rôle éminent dans une société démocratique: si elle ne doit pas franchir certaines limites, tenant notamment à la protection de la réputation et aux droits d’autrui ainsi qu’à la nécessité d’empêcher la divulgation d’informations confidentielles, il lui incombe néanmoins de communiquer, dans le respect de ses devoirs et de ses responsabilités, des informations et des idées sur toutes les questions d’intérêt général.

35. En particulier, on ne saurait penser que les questions dont connaissent les tribunaux ne puissent, auparavant ou en même temps, donner lieu à discussion ailleurs, que ce soit dans des revues spécialisées, la grande presse ou le public en général. À la fonction des médias consistant à communiquer de telles informations et idées s’ajoute le droit, pour le public, d’en recevoir.

40. La Cour rappelle que l’article 10 § 2 de la Convention ne laisse guère de place pour des restrictions à la liberté d’expression dans le domaine du discours politique ou des questions d’intérêt général. En outre, les limites de la critique admissible sont plus larges à l’égard d’un homme politique, visé en cette qualité, que d’un simple particulier: à la différence du second, le premier s’expose inévitablement et consciemment à un contrôle attentif de ses faits et gestes tant par les journalistes que par la masse des citoyens; il doit, par conséquent, montrer une plus grande tolérance. Il est fondamental, dans une société démocratique, de défendre le libre jeu du débat politique. La Cour accorde la plus haute importance à la liberté d’expression dans le contexte du débat politique et considère qu’on ne saurait restreindre le discours politique sans raisons impérieuses. Y permettre de larges restrictions dans tel ou tel cas affecterait sans nul doute le respect de la liberté d’expression en général dans l’État concerné.

41. À la fonction de la presse qui consiste à diffuser des informations et des idées sur des questions d’intérêt public, s’ajoute le droit, pour le public, d’en recevoir.

46. La Cour estime au demeurant qu’il convient d’apprécier avec la plus grande prudence, dans une société démocratique, la nécessité de punir pour recel de violation de secret de l’instruction ou de secret professionnel des journalistes qui participent à un débat public d’une telle importance, exerçant ainsi leur mission de «chiens de garde» de la démocratie. L’article 10 protège le droit des journalistes de communiquer des informations sur des questions d’intérêt général dès lors qu’ils s’expriment de bonne foi, sur la base de faits exacts et fournissent des informations «fiables et précises» dans le respect de l’éthique journalistique.

48. La Cour a d’ailleurs maintes fois souligné qu’une atteinte à la liberté d’expression peut risquer d’avoir un effet dissuasif quant à l’exercice de cette liberté.
»»»»»

mercoledì 26 dicembre 2007

Non disturbare i manovratori

Foto di Romoletto da flickr.comNella scorsa legislatura ebbero grande risonanza mediatica (almeno sui giornali) gli appelli promossi e firmati da alcuni fra i nostri più prestigiosi giuristi e docenti universitari contro le leggi vergogna del governo Berlusconi e contro gli attacchi dell'allora premier all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. Qualcuno si domanderà: che fine han fatto quei giuristi e docenti universitari ora che le leggi vergogna (dall'indulto al bavaglio di Mastella ai giornalisti su intercettazioni e atti d'indagine) le promuove il centrosinistra, ora che gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia della magistratura li muove l'Unione all'unisono col centrodestra?

Ottima domanda. Ma la risposta è ancora meglio: gli stessi giuristi e docenti universitari, il 29 ottobre, hanno promosso e sottoscritto un appello contro l'incredibile richiesta di trasferimento del pm Luigi De Magistris da parte del cosiddetto ministro della Giustizia (se n'è occupato proprio oggi il Csm, per rinviare un'altra volta). I princìpi citati dall'appello sono gli stessi che sostenevano gli appelli anti-Berlusconi. Che cos'è cambiato? Che nessun giornale ha pubblicato l'appello. I giornali di destra pretendevano di censurare i riferimenti alla continuità col governo Berlusconi. I giornali di sinistra, evidentemente, preferiscono non disturbare il manovratore. Anzi, i manovratori. I giornali "indipendenti", anzichè esserlo dagli schieramenti, lo sono dalla verità dei fatti. Pubblico l'appello "clandestino" qui di seguito, con i nomi dei primi firmatari. Come si diceva qualche anno fa, leggete e diffondete.

L'appello

fonte: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
18 dicembre 2007, in SOCIETA'

martedì 25 dicembre 2007

Betlemme dietro ad un muro


incollato da: http://www.cpt.org/campaigns/no_way_to_the_inn/non_c%27e_accesso_depliant.pdf

Questo Natale aggiungi un muro al tuo presepe.

Se la nascita di Gesù avvenisse oggi, Maria e Giuseppe avrebbero molte difficoltà ad entrare a Betlemme….

venerdì 21 dicembre 2007

Grande Vauro ...


da "Il Manifesto" del 21.12.2007

venerdì 14 dicembre 2007

Ministro Mastella, si dimetta - di Antonio Tabucchi

Fonte: http://micromega.repubblica.it/micromega/2007/12/ministro-mastel.html
Non mi limito ad inserire il link, pubblico l'articolo integralmente perché secondo me merita veramente di essere letto ...

E' vero, è un po' lungo, ma ne vale la pena ... commovente ...
Vale

Manco dall’Italia da alcuni mesi ma la seguo attraverso la sua stampa. Ma anche così, seppure lontani, e se come risulta all’osservatorio Europeo la stampa italiana viene dopo quella delle Filippine, qualcosa si riesce a capire, specie se non si salta la puntata precedente.

Oggi, 17 novembre, allorché scrivo questo mio intervento, Mario Pirani, su “Repubblica” (Quei veleni che possono soffocare la democrazia) ci comunica i suoi timori che sono anche i nostri, cioè che «un veleno insidioso sta infettando le fibre del nostro paese». Pirani si accorge del «sorgere della destra», che «ci si può impunemente pulire il sedere con il tricolore» e dell’«ingiurioso federalismo d’accatto». Lì per lì ho pensato che questo succedesse ora, durante la mia assenza, e ho provato quasi un senso di colpa per non essere presente e non aver fatto sentire la mia preoccupazione con parole così forti come quelle di Pirani. Poi, nonostante i fusi orari, mi sono ricordato che allorché il ministro Bossi, che il Presidente della Repubblica Ciampi non ha mai rifiutato come invece fece Scalfaro con Previti, diceva queste cose del tricolore, Ciampi a sua volta affermava: «l’Italia non è mai stata così unita». E questo mi pare succedesse tre o quattro anni fa.

Ho seguitato a leggere l’allarmato articolo di Pirani sui venti di eversione che confluendo da destra e da sinistra, soprattutto nel mondo giovanile, possono devastare l’Italia. Ho avuto come un nuovo déjà vu. Ma qualcuno lo aveva già scritto anni fa, e chi lo scriveva allora veniva bollato come una Cassandra. Forse che stanno apparendo nuove Cassandre col senno del poi? E mi è venuta in mente un’estate di qualche anno fa, la città di Genova, e un qualcosa che si chiamava G8. E un momento delicatissimo della democrazia italiana in cui le garanzie costituzionali vennero sospese per ventiquattr’ore consentendo alla polizia e a chi la manovrava di commettere barbarie che furono definite “cilene”. Ma ricordo anche che in quel delicatissimo momento il presidente della Repubblica Ciampi apparve in televisione a fianco del presidente del Consiglio Berlusconi. Non era mai successo, neppure ai tempi della Democrazia Cristiana, che il rappresentante dello Stato si presentasse accanto a un presidente del Consiglio legittimando in tal modo l’inquietante operato di un governo. E poi ho pensato anche che se un parlamento oggi nega un’inchiesta sulle gravissime violenze commesse dalle Forze dell’Ordine, ciò che allora sembrò cileno diventa argentino, dove nessuno è colpevole, e Pirani ha tutte le ragioni ad esprimere la sua preoccupazione per i giovani che manifestano un’inquietudine che nessuno raccoglie. Infine Pirani lamenta che oggi si possa «calunniare impunemente la magistratura». Poiché ormai avevo collocato Pirani nel fuso orario di qualche anno fa ho pensato che esprimesse il suo sdegno per le parole di Berlusconi sui magistrati, definiti “toghe rosse” e “creature antropologicamente diverse”, e che manifestasse il suo appoggio a Borrelli, a D’Ambrosio, a Caselli, alla Bocassini o a Gherardo Colombo. Ma no: tutto questo appartiene a un film già visto, è roba da ieri, e i giornalisti, come sappiamo, lavorano sull’attualità. Così ho pensato che Pirani, pur non nominandolo, si riferisse all’aggressione subita dal giudice De Magistris da parte dell’attuale ministro della Giustizia Clemente Mastella, e ne ho concluso che Pirani con il suo articolo che parla in generale e che riguarda il nostro passato e il nostro presente, tocca davvero il cuore della questione. Perché il presente dell’Italia sembra appartenere al passato, e temo anche al futuro. Come diceva Carlo Levi, «il futuro ha un cuore antico». Per questo, e non solo per questo, desidero esprimere il mio sostegno al giudice De Magistris e a un’istituzione dello Stato senza la quale la democrazia non esiste: la Giustizia e l’amministrazione di essa.

Ciò che accade al giudice De Magistris mi pare esemplare, è un esempio clamoroso della strutturale disfunzione della democrazia italiana: la prepotenza di un’istituzione dello Stato, il potere esecutivo, su un’altra istituzione dello Stato, la magistratura. Se la prima preoccupazione di Mussolini fu quella di sottomettere direttamente la magistratura alle sue direttive, con la Repubblica la situazione è cambiata formalmente, da un punto di vista costituzionale, ma il potere politico non ha mancato di esercitare indebite pressioni e prevaricazioni sul potere giudiziario. E allorché la magistratura, con un lavoro di enorme pazienza diplomatica, è riuscita ad acquistare una sua indipendenza, allorché è riuscita a incriminare ministri e parlamentari per concussione, per corruzione, per mafia, la classe politica italiana, dopo un primo shock è ritornata all’assalto con rinnovato vigore. Sono fatti recenti, appartengono al periodo di quegli interventi della magistratura che la stampa definì “Mani Pulite”. Le Mani Sporche non si sono fatte attendere. L’avversione che la classe politica italiana ha saputo suscitare contro la magistratura ha dell’incredibile, non mi riferisco soltanto alle affermazioni e alle operazioni di Berlusconi e della sua avvocatura; pensate soltanto alle disapprovazioni, ai discrediti gettati da certi uomini politici della sinistra nei salotti televisivi nostrani: con l’atteggiamento della destra erano davvero porta a porta, stavano sullo stesso ballatoio. E pensate infine al ministro Castelli, alle sue parole e alla sua cultura giuridica: ho letto da qualche parte che sul suo ramo del Lago di Como è proprietario di una fabbrichetta, e non stento a crederlo. Ciò che è successo e succede al giudice De Magistris (intimidazioni, perquisizioni, sequestro di documenti, avocazioni, ecc.) lo conoscete meglio di me: io ero lontano, ma voi avete visto tutte le puntate precedenti. Questa storia, vi chiedo, è così diversa da quella che hanno conosciuto certi magistrati allorché il ministro della Giustizia era il proprietario di una fabbrichetta? Non so se dalle sue parti anche l’attuale ministro della Giustizia possegga qualche fabbrichetta: non conosco sufficientemente la sua biografia. Però lui conosce probabilmente la mia e anche la vostra: nei ministeri italiani hanno molte informazioni su di noi, e se non gliele avessero fornite Pio Pompa e i nostri trasparenti servizi segreti, ci ha pensato la Telecom di Tronchetti Provera.

Scusate se salto da ministro a ministro, è che questi ministri a volte mi confondono, come quando vado a vedere una commedia di Goldoni e il personaggio cambia da un atto all’altro, e uno si chiede: ma è lo stesso personaggio? La maschera della commedia dell’arte impedisce di riconoscere il volto.

In questa giornata in cui la società civile (persone che non sono apolitiche o contro la politica come vorrebbero i mass-media, ma che pensano che la politica senza l’etica è una truffa, come ci hanno insegnato Aristotele e Kant), molti di voi, probabilmente, saranno impegnati a guardare il curriculum del giudice per sostenerne le capacità, l’irreprensibilità, la sua dedizione alla Costituzione. Dal mio mestiere di scrittore vi propongo un gioco del rovescio, tenendo in mente due libri che amo in maniera particolare: Todo modo di Leonardo Sciascia e Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt.

Non è il curriculum di De Magistris che oggi dovete guardare, è quello del ministro Clemente Mastella. Perché se pensate che un uomo politico come Mastella possa essere oggi plausibilmente ministro della Giustizia, il vostro pur generoso appoggio al giudice De Magistris perde di senso. Così come se pensavate allora che Umberto Bossi potesse essere plausibilmente accettato come ministro dal presidente della Repubblica allorché diceva la sua bella frase sul tricolore, il vostro appoggio alla Costituzione italiana non aveva nessun senso.

Stavo dicendo sopra che la vostra presenza qui, oggi, se vuole avere come obiettivo il fatto che il giudice De Magistris continui le sue inchieste e resti al suo posto come succederebbe in un Paese civile, il vostro obiettivo deve essere non tanto chiedere che egli continui il suo lavoro, ma che il ministro Mastella cambi il suo. In un Paese democratico ai cittadini è consentito chiederlo, con un fax o una mail educati ma fermi a Giorgio Napolitano e a Romano Prodi. Migliaia di fax e di mail: chiediamo che il ministro Mastella torni a fare il lavoro che faceva prima. Se questo succederà avrete fatto il vostro dovere verso la democrazia e la Costituzione italiana.

Antonio Tabucchi

lunedì 3 dicembre 2007

OFFICE 2007 ... VADE RETRO!

La Microsoft sta dando la possibilità di provare OFFICE 2007 prima di acquistarlo: se siete convinti che ciò che viene dopo sia sempre migliore, provatelo, e vi accorgerete del contrario ... se invece già odiate la Microsoft, non provatelo, le vostre convinzioni ne uscirebbero solo rafforzate!

Io l'ho provato, e sono tornata ad office 2003 prima che finissero i 60 giorni, spossata dalle continue ricerche delle cose più banali ... tipo l'inserimento delle proprietà in un documento di word, ad esempio ... UNA COSA ASSURDA, nulla è rimasto allo stesso posto di prima ...

Magari mi sbaglio, ma non ho ancora ricevuto alcun commento positivo da parte di gente che l'abbia provato ... Fatemi sapere cosa ne pensate. Ecco il link al sito per la prova gratuita:

http://office.microsoft.com/it-it/products/HA101687261040.aspx

mercoledì 28 novembre 2007

Post collegato al sondaggio sul nome al P.D.

Per chi risponde "altro" e vuole dare una sua idea sul nome ...
Per chi vuole commentare la sua risposta ...
Per chi vuole mandarmi a quel paese per un sondaggio che considera idiota ...
Per chi, semplicemente, vuole scrivere qualcosa ...
Questo post è vostro ...

Quousque tandem abutere patientia nostra?

fino a quando abuserete della nostra pazienza?
Credo se lo chiedano molti elettori della coalizione di centro sinistra ... il cui maggior partito è passato da essere PC, poi PDS, poi DS, ora più solo PD ... la sinistra è sparita, nel nome come nei fatti, a quanto pare ... quale il prossimo passo? Qualcosa mi dice che si toglierà la P iniziale e si aggiungerà una C finale ... ma questa è un'altra storia ... aprirò un sondaggio sul futuro del PD ...
Dopo questa premessa, Faccio mio un commento di Steve al post precedente ... e giro la domanda a tutti ...

In una pagina del sito della casa editrice Giuffrè è comparso un interessante articolo sulla nuova riforma costituzionale.
Gli interessati possono visitare la pagina a http://dirittoditutti.giuffre.it/psixsite/Rubriche/Il%20Punto/default.aspx?id=1310.
Il testo presenta molti punti di contatto con la "bozza di Lorenzago" con cui il governo della XIV legislatura (Berlusconi) tentò di stravolgere la Carta fondamentale del 1948, poi respinto dalla maggioranza degli italiani; "ma anche" con il "piano di rinascita democratica" ...
Domanda: ma un governo che si regge su maggioranze stentate e precarie non ha proprio altro cui pensare? Non riesce a far approvare neppure la legge sui (miseri) DICO e vuole la "grande riforma"?
Va bene rifare la legge elettorale soprannominata porcellum, ma proprio sempre la Costituzione è la merce di scambio politico?
Quousque tandem abutere patientia nostra?

domenica 25 novembre 2007

Grazie dell'idea, Stv ...

Effettivamente, come ha fatto notare Stv con il commento al post Marco Travaglio e la lettera di Licio Gelli, è bene che tutti possano accedere al Piano di rinascita democratica formato dal "venerabile" & C. ... siccome non so se si possa (e in ogni caso come si faccia) inserire documenti in formato pdf su questo blog, mi appoggio ad un sito che l'ha pubblicato:

http://utenti.lycos.it/eunomia/doc/Piano%20rinascita%20democratica.pdf

Sarebbe buon esercizio leggerlo punto per punto, e rendersi conto di quanto sia stato applicato, su cosa si stia lavorando ... si potrebbero scoprire cose interessanti ...

Dal blog di Beppe Grillo ...

Non sono d'accordo sul modo in cui gestisce alcune iniziative Beppe Grillo, nè lui mi piace particolarmente, ma su alcune cose ha ragione, e vedere il suo blog a volte può essere interessante ... Questo link, ad esempio, porta ad alcune considerazioni sul rapporto tra politica e magistratura ...

domenica 7 ottobre 2007

Marco Travaglio e la lettera di Licio Gelli

http://it.youtube.com/watch?v=4BZj1JO3SjU&mode=related&search=

Video da vedere ... sempre grande il modo in cui Travaglio riesce a dire le cose ...

domenica 30 settembre 2007

Violenza a confronto

Immagini tratte da www.repubblica.it























A cosa si riferiscono le immagini?
Al regime militare di Myanmar, naturalmente ... è la prima cosa che viene in mente ... ovvio ...
Ed è così, ma solo per quella a sinistra.
Le altre sono immagini della civilissima Genova nel 2001 ... Cosa avrebbero pensato i monaci birmani vedendo quelle foto?

Chi è l'uno e chi è l'altro? Chi sono i "buoni"? Chi i "cattivi"?




domenica 9 settembre 2007

Sindaci o sceriffi?

Riporto un semplice ma incisivo intervento apparso su "Il manifesto" di ieri, perché ritengo che contenga esattamente ciò che la gente deve sapere prima di dare un'opinione (positiva o negativa che sia) sui recenti provvedimenti dei sindaci DS che hanno fatto tanto scalpore ...
A me ricordano tanto il "diritto penale simbolico" di cui parlava in un convegno sulle norme in materia di antiterrorismo tenutosi al Tribunale di Biella il 24 ottobre 2005 il prof. Claudio Sarzotti (allora straordinario di Filosofia del Diritto, Sociologia del Diritto e Sociologia all'Università di Torino). Parafrasando le sue parole:

"La società postmoderna si caratterizza per un diritto penale “virtuale”, “simbolico”, funzionale al sistema politico per legittimare la propria funzione sociale. Ad una forte crisi di legittimazione si risponde attraverso il diritto penale simbolico, la creazione di un allarme sociale, la proposta di una nuova normativa, grande attenzione al momento mediatico e scarsa attenzione alla successiva attuazione, con scarico su altri soggetti, in primis la magistratura.
Quindi, schematizzando:

  1. Grande enfatizzazione dell’allarme sociale;
  2. Ricerca di un capro espiatorio;
  3. Attenzione al momento mediatico;
  4. Disinteresse per la fase attuativa"
Mi sembra proprio questo lo schema seguito (almeno per quanto riguarda i primi 3 punti, vedremo per il 4°). Ed ecco perché:

Da "Il manifesto" di sabato 8 settembre 2007, pag. 2
(http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/
08-Settembre-2007/art16.html)

l'opinione
Sindaci o sceriffi?
Diego Novelli

Nel clima che si sta creando attorno al problema della sicurezza in Italia dopo le ultime sortite del ministro dell'Interno Giuliano Amato, tutto è possibile e non può sorprendere. Malgrado ciò, le richieste avanzate dai sindaci di Bologna e Firenze mi hanno lasciato di stucco. Sergio Cofferati: «Che ai sindaci e alla polizia municipale possano essere assegnati funzioni di polizia giudiziaria è, in determinate situazioni, di qualche utilità». Leonardo Domenici: «Si potrebbe consentire ai vigili urbani, ad esempio, di arrestare gli scippatori».
Domanda: conoscono i due sindaci la legge quadro n° 65 del maggio 1986, che stabilisce le competenze attribuite ai Comuni? Conoscono i due sindaci gli articoli 55, 56 e 57 del Codice di procedura penale?
Quello che con tanta enfasi e titoloni sui giornali viene da loro richiesto per garantire maggiore sicurezza ai cittadini è già previsto dalle leggi vigenti. I Vigili urbani sono dotati di pistola da oltre vent'anni (infatti percepiscono un'indennità speciale di Ps), di manette e di una mazzetta bianca per le segnalazioni. Nelle sedi centrali dei singoli corpi di polizia municipale è previsto un «Ufficio trattazione arrestati e fermati». Tutti i vigili urbani (da non confondersi con i messi comunali) hanno non solo l'autorità ma il dovere di procedere all'arresto di persone sorprese in flagranza di reato, quindi anche gli scippatori. Tutti i vigili urbani sono abilitati a svolgere, alla pari dei carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali, come prescrive il paragrafo B del comma 2 dell'articolo 57 del Cpp., compiti di polizia giudiziaria su richiesta della Magistratura. Ma cosa vogliono, i compagni Cofferati e Domenici: la stella da sceriffo da mostrare ai nipoti quando li vanno a trovare in Municipio?

venerdì 7 settembre 2007

Finalmente qualcuno l'ha capito ...

A parte i profili morali (ma chi se ne occupa più?), per la sinistra, per il nascente partito democratico, il continuo andare a destra non paga neppure dal punto di vista pratico ...

Trascrivo le parole del segretario del Prc, Franco Giordano, in un'intervista apparsa sul tg3 delle ore 14.30 di giovedì 6 settembre 2007:

“Ad Amato dico che alla fine la gente tra la copia e l’originale, preferisce sempre l’originale”

Concetto banale ... nella scelta tra una copia della destra e la destra, colui che ha sempre votato a destra continuerà a farlo, e non si sposterà certo a sinistra per scegliere una copia di ciò che ha sempre votato, potendo scegliere l'originale; colui che ha sempre votato a sinistra nella migliore delle ipotesi continuerà a votare da quella parte, ma con il fegato gonfio ... altrimenti, starà a casa.

Quali vantaggi, dunque, si profilano per la sinistra nel continuo andare a destra? Io non ne vedo ... Voi?

sabato 1 settembre 2007

Mi dimetto da intellettuale di sinistra

Considerazioni pienamente condivisibili ...
Da "Corriere della Sera" del 1 settembre 2007 (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/
09_Settembre/01/asor_rosa_lavavetri.shtml)

La lettera al Corriere
Mi dimetto da intellettuale di sinistra
L'intervento di Alberto Asor Rosa sul caso lavavetri

Caro Direttore, trovo indecente l’ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri di strada
, non perché rappresenta un’offesa alla morale rivol u z i o n a r i a , ma perché è una cialtronata. Sarebbe come se, in presenza di una g r a v i s s i m a e m e r g e n z a igienica, le autorità preposte andassero in giro ad ammazzare l e mosche con i giornali arrotolati. Mi spiego.
Le condizioni delle città italiane sono mediamente fra le peggiori d'Europa. Roma è la città più sporca dell'emisfero occidentale (se si esclude Napoli). Il centro storico di Firenze ha preso l'aspetto e le abitudini di un suk arabo (oddio, che lapsus!). Bologna non riesce a risollevarsi dalla grigia, spenta aura guazzalocchiana. Milano, un tempo capitale morale e culturale d'Italia, sembra un sobborgo di Rogoredo. Napoli, appunto, è sommersa dall'immondizia. Ovunque, ogni giorno, ci si deve confrontare con degrado e speculazione del territorio e dell'ambiente, di cui spesso le amministrazioni locali sono complici. Questo sì che sarebbe un tema interessante per una grande inchiesta: il confronto, su valori ben accertati (pulizia, servizi, trasporti, traffico, sanità, ecc.), tra le più importanti città italiane e, poniamo, Parigi, Londra, Berlino, Zurigo, Bruxelles e Madrid. Vediamo sul serio a che punto le cose sono. Perché allora cominciare a prendersela proprio con i lavavetri di strada? Per due motivi, credo. Innanzitutto, perché quando io vado a caccia di mosche a casa mia con il giornale arrotolato (retaggio, me ne rendo conto, di abitudini antiche, sorpassate dalle alte tecnologie contemporanee), meno tali fendenti che il mio cane spaventato corre in un'altra stanza: lui crede che sia scoppiata la Terza Guerra Mondiale.

Nello stesso modo si comportano i sindaci di casa nostra (come me; non come il mio cane). Menano fendenti sulle mosche: così il pubblico si distrae e non pensa ad altro. In secondo luogo, perché l'ordinanza costituisce un piccolo ma significativo passo avanti nella realizzazione di quella ormai onnipresente costituzione materiale, che sta alla base del PUCD = Partito Unico del Conformismo Dominante. Per forza che la maggioranza, la grande maggioranza, sta con l'ordinanza del Comune di Firenze: mettete insieme la quasi totalità dell'elettorato di centrodestra con la maggioranza di quello di centrosinistra, e avrete questa spaventosa miscela di conformismi, questo incontro di volontà armate, che, invece di confrontarsi e scontrarsi, come sarebbe giusto, beatamente si incontrano e si sommano sui principi fondamentali, il più importante dei quali dice: per favore, preferirei non essere disturbato. Resta solo da chiarire quale sarà il prossimo soggetto disturbante (ma non c'è che l'imbarazzo della scelta: il Pucd, perciò, ha possibilità infinite davanti a sé). Naturalmente — voglio dirlo proprio solo alla fine, perché tanto so che i miei interlocutori sono del tutto insensibili a questo tipo di argomento —, a me fa impressione anche che, nella catena infinita dei problemi, i nostri amministratori comincino esattamente dagli ultimi (ultimi in tutti i sensi: in ordine di importanza; e dal punto di vista della miserabilità della condizione umana dei soggetti interessati). Ma questo è un riflesso condizionato d'ordine morale: cosa d'altri tempi, e non mette neanche conto parlarne.

P.S. So benissimo che Pierluigi Battista è abituato alle distinzioni e alla complessità dei problemi; perciò mi stupisco che da qualche tempo a questa parte usi categorie troppo generali, la cui correttezza mi pare ormai poco fondata. «Intellettuali di sinistra»? Mi pare che la categoria non esista più: almeno da quando si è totalmente svuotata o perlomeno fortemente indebolita e confusa quella di «politici di sinistra». Comunque io ne sono uscito volontariamente da almeno un decennio, da quando ho scoperto che stare nello stesso contenitore con altri intellettuali che si definivano in qualche modo di sinistra, non era più commendevole. Quindi, faccio da me. Del resto, come è noto, chi fa da sé fa per tre. O almeno lo spero.
01 settembre 2007

martedì 21 agosto 2007

Time

You are young and life is long
And there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run,
you missed the starting gun


Ma ci mettiamo pure la traduzione ...
... tanto per non lasciare nulla al caso

(Sei giovane e la vita è lunga, c'è tempo da ammazzare, oggi. E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni. Nessuno ti ha detto quando correre, e tu hai perso il colpo di partenza)

sabato 18 agosto 2007

Come ridere per non piangere - 2 la vendetta

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/squillo-parlamentare/parla-mele/parla-mele.html

no comment
Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra. Cinquant'anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra.
Jomo Kenyatta
primo presidente del Kenya dopo l'indipendenza

LOVE, says Bloom. I mean the OPPOSITE of HATRED

Ma non val la pena, dice. La forza, l'odio, la storia, tutto. Non è vita questa per degli uomini e delle donne, odio e insulti. E tutti sanno che è precisamente il contrario di quel che è veramente la vita.

venerdì 3 agosto 2007

Come ridere per non piangere

da "Il Manifesto", 31.07.2007, pag. 4
Lavori usuranti
di Alessandro Robecchi
Cari tutti, mi chiedono di commentare, possibilmente in modo divertente, la triste vicenda di Cosimo Mele, il deputato dell'Udc che si è portato in albergo un paio di signorine (una delle quali a momenti ci resta per overdose). Ebbene, sappiate che mi rifiuto di fare satira su questo avvenimento. E mi rifiuto per un motivo molto semplice: ci sono autori di satira molto più bravi di me, che fanno più ridere, che addirittura hanno uscite così esilaranti che ancora stento a riprendermi. E uno di questi è Cosimo Mele, deputato dell'Udc. Cercate di capire la mia posizione, è una specie di solidarietà di categoria: un comico non parla volentieri di un altro comico.
Insomma, non è bello rubare battute ai colleghi, ma questa volta sono costretto a farlo. Vi prometto che per ogni battuta esilarante citerò la fonte. Ecco qui: «Io non ho fatto altro che andare a cena con un amico che mi ha presentato la ragazza che, siccome era tardi, è venuta a letto con me» (Cosimo Mele, La Stampa).
Eccone un'altra, di sapore religioso: «Certo che mi riconosco con i valori cristiani, ma che c'entrano questi con l'andare con una prostituta? E' una faccenda personale» (Cosimo Mele, La Stampa).
Un'altra: «L'ho pagata? Non proprio... Le ho fatto un regalo, una somma in denaro». (Cosimo Mele, Corriere della Sera).
Direi che basta così: come possa un partito come l'Udc privarsi di un simile talento comico resta un mistero per tutti. Vero che hanno il segretario Cesa, altro bel campione della risata, che ieri ha teorizzato di spendere qualche soldo per finanziare i «ricongiungimenti familiari» dei deputati, perché dopo sei giorni passati a votare in aula o c'è la moglie a portata di mano o uno è costretto ad arrangiarsi con quel che trova («E che, i parlamentari dell'Udc non fanno l'amore?». Cosimo Mele, La Stampa).
Insomma, di fronte a simili talenti, che bisogno c'è della satira? Piuttosto altri avranno bisogno di aiuto e sostegno, ad esempio le mogli (quella di Mele non smette di piangere), o i figli («Non so come dirglielo», ma che ci vuole, gli dica di comprarsi i giornali, no?).
E aggiungerei, tra i bisognosi di comprensione, anche tutti i devoti onorevoli accorsi al Family Day. Quelli che non erano già divorziati alla fatidica data lo hanno fatto dopo (come Fini), e altri, come Mele, si sono distratti un attimo. Meno male che da quelle parti tendono al perdono, e provano una certa attrazione di chiara marca cattolica per l'ipocrisia. Perché se no, se fossero rigorosi, al prossimo Family Day rischierebbero di ritrovarsi in quattro o cinque, a celebrare le gioie della famiglia tradizionale.
Ma naturalmente, siamo giusti, l'unica vera solidarietà va alla signorina di cui, scoppiato lo scandalo, nessuno si occupa più. Ha avuto il romantico regalo in denaro. Ha finito la notte all'ospedale. Ha passato qualche ora di svago con l'onorevole Cosimo Mele. Massima solidarietà per chi fa lavori usuranti.

giovedì 26 luglio 2007

A proposito delle prerogative parlamentari ...

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano, Clementina Forleo, con due ordinanze dichiara la rilevanza processuale di conversazioni telefoniche intercorse, nel giugno-luglio 2005, fra personaggi interessati a scalate societarie e alcuni parlamentari e chiede alle Camere (come prevede la legge 140/2003) l’autorizzazione ad utilizzare dette conversazioni in un processo penale in corso.
Un appello ai parlamentari di centrosinistra ... Date il vostro assenso all'utilizzo. Non deludete anche in questo caso i vostri elettori! Per usare le pregnanti parole del grande processualpenalista Franco Cordero:
"Gl'italiani sensibili al bisogno d'un minimo etico nella cosa pubblica non hanno combattuto la pirateria berlusconiana per installarne una solidale, pseudoliberal-bolscevica" (da "Quel pasticcio del codice" di Franco Cordero, La Repubblica, 25.07.2007).

mercoledì 25 luglio 2007

Ma allora lo stato di diritto esiste ancora ...

L'art. 32, 2° comma, Costituzione, recita "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".
Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare progressiva, dal 1997 respirava grazie all'ausilio di un ventilatore polmonare. Era quindi sottoposto ad un trattamento sanitario, che aveva tutto il diritto di rifiutare. Eppure è stato protagonista di una battaglia legale durata lunghi anni.
Per citare solo l'ultima fase della battaglia, dopo una lettera aperta al Presidente della Repubblica avente ad oggetto il riconoscimento del diritto all'eutanasia, è la volta di un ricorso ex art. 700 cpc, cui il 16 dicembre 2006 il Tribunale di Roma risponde dichiarandolo inammissibile. Riporto qui un estratto:
"Siccome un diritto può dirsi effettivo e tutelato solo se l'ordinamento per esso preveda la possibilità di realizzabilità coattiva della pretesa, in caso di mancato spontaneo adempimento alla richiesta del titolare che intenda esercitarlo, va osservato che, nel caso in esame, il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita e il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale, deve ritenersi sussistente (...) ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. (...) in assenza della previsione normativa degli elementi concreti, di natura fattuale e scientifica, di una determinazione giuridica di ciò che va considerato "accanimento terapeutico", va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere nel giudizio di merito e, di conseguenza, ciò comporta la inammissibilità dell'azione cautelare, attesa la sua finalità srumentale e anticipatoria degi effetti del futuro giudizio di merito"
Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un «diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento». Domanda che sorge spontanea: la Costituzione non fa parte dell'ordinamento? O siamo rimasti al concetto di norme programmatiche con cui negli anni 50 si negava operatività alle disposizioni costituzionali?
Un'ordinanza pilatesca. Dopo anni di battaglie legali, Piergiorgio Welby non ce la fa più, ed il 20 dicembre 2006, verso le ore 23.45, finalmente muore grazie all'intervento di un'anestesista, Mario Riccio, che gli stacca il respiratore.
E' la fine del calvario di Welby, ma l'inizio di quello di Riccio, accusato di omicidio del consenziente.
Il 1 febbraio 2007 l'Ordine dei medici di Cremona riconosce che il dottor Mario Riccio ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti. L'8 giugno 2007 il giudice per le indagini preliminari impone però al pm l'imputazione del medico respingendo la richiesta di archiviazione del caso. Finalmente, il 23 luglio 2007, il GUP di Roma, Zaira Secchi, proscioglie l'imputato dall'accusa di omicidio del consenziente con la formula "Il fatto non costituisce reato".
In sostanza, Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica, e il medico aveva il dovere di assecondare la richiesta.
Un alieno sceso sulla Terra, che avesse letto la nostra Costituzione, direbbe "beh, era ovvio che finisse così" ... ma, si sa, le nostre "radici cristiane", le gerarchie ecclesiastiche che hanno rifiutato il funerale religioso a Welby, a volte paiono essere anche al di sopra dell'ovvio ...

venerdì 20 luglio 2007

Per sempre nomadi ...


Un mare umano all'Alpàa ...
19 luglio 2007
...
ai bordi delle strade Dio è morto,
nelle auto a presa rate Dio è morto,
nei miti dell’estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione
ormai non crede in ciò che spesso è mascherato
con la fede, nei miti eterni della patria e dell’eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò
che è falsità, e per il fatto di abitudine e paure, una politica
che è solo far carriera, il perbenismo interessato,
la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la
ragione e mai col torto è un Dio ch’è morto ...

giovedì 19 luglio 2007

Può sembrare retorica ...


Non posso dire di ricordarmi quel giorno, il 19 luglio di 15 anni fa ... avevo 12 anni ... Ricordo con nitidezza il 23 maggio 1992, era il giorno del funerale di mio nonno, ed al fortissimo dolore privato si aggiungeva la pesantezza della tragedia pubblica ... Lo ricordo bene ... mio nonno avrebbe voluto che non si accendesse la televisione, in segno di rispetto, ma quell'evento pubblico era troppo importante per non essere considerato .... Ricordo i telegiornali e le notizie in radio dei giorni seguenti ... e ricordo che, neanche due mesi dopo, una strage simile era nuovamente avvenuta ...
Non ricordo altro di quei giorni ... ho avuto modo di rendermi conto solo anni dopo della portata dell'accaduto, e di quanto siano stati grandi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ...
Eroi ... un punto di riferimento ... che spinge ad andare avanti, ed a continuare a credere nella giustizia ... nonostante tutto ...

lunedì 16 luglio 2007

Un anno fa ...




Nella baita di Roberto




Il gigante dagli occhi dolci ...

venerdì 13 luglio 2007

Giustizia, l'idea debole della riforma

Gli scioperi dei giudici negli ultimi vent'anni si contano sulle dita di una mano. La proclamazione da parte dell'Associazione nazionale magistrati di una ulteriore astensione dalle udienze per il prossimo 20 luglio non è, dunque, un fatto di routine e pone alcune domande obbligate. Che succede nel sistema giustizia? Sono i magistrati ad opporsi in modo indiscriminato ad ogni cambiamento per ragioni corporative o per comodità personale?
Oppure è la politica (indipendentemente dalle maggioranze contingenti) a disinteressarsi del funzionamento della giustizia e a cercare di mettere un bavaglio a giudici e pubblici ministeri? Per fare un po' di chiarezza occorre partire dai fatti. Negli ultimi sei anni non c'è stato alcun intervento legislativo che abbia inciso positivamente sui tempi e sulla qualità della giustizia. Se la scorsa legislatura ha visto un rincorrersi di iniziative di disarticolazione del sistema e una progressiva diminuzione di risorse destinate alla giustizia, il primo scorcio della nuova è trascorso all'insegna della più deludente calma piatta (scalfita esclusivamente da qualche promessa e dalla presentazione di alcuni progetti rimasti rigorosamente tali). La sola questione all'ordine del giorno è stata quella dell'ordinamento giudiziario, cioè dello status dei magistrati. In altri termini,da sei anni non ci si occupa di far funzionare la giustizia ma solo di rivedere le modalità di accesso in magistratura e le valutazioni, i controlli, la carriera di giudici e pubblici ministeri. Non è, per i cittadini (i cosiddetti «utenti» della giustizia), la miglior cosa, ma passi. Ciò che preoccupa ancor di più è come ciò è stato fatto.Nella scorsa legislatura la maggioranza di centro destra ha approvato la «riforma Castelli», tesa a riportare la magistratura nella sfera di controllo dell'esecutivo attraverso una organizzazione gerarchica e burocratica e la limitazione degli spazi di libertà e indipendenza di giudici e pubblici ministeri (ridotti sostanzialmente a funzionari). Una parte di quella «riforma» è ormai in vigore. L'operatività della parte residua è stata, dalla maggioranza di centro sinistra, sospesa fino al 31 luglio prossimo, data entro la quale dovrebbe essere approvato un nuovo testo. A venti giorni da tale termine il ddl di modifica non è, peraltro, stato approvato né dal Senato né dalla Camera e nella discussione parlamentare si susseguono interventi peggiorati del testo originariamente in discussione. Certo viene abolito - ed è cosa di grande rilievo - quel veicolo di conformazione dei giudici che era il sistema dei concorsi per la progressione in carriera voluto dal guardasigilli padano, ma l'organizzazione gerarchica delle Procure non viene toccata, la temporaneità dei capi degli uffici è ridotta a mera apparenza, vengono aboliti i controlli di gestione sugli uffici, nella valutazione dei magistrati si inserisce l'esame della «tenuta» dei provvedimenti nei gradi successivi, l'accesso in magistratura reintroduce una selezione per censo, nella formazione dei giudici si inserisce pesantemente il Governo, la (giusta) incompatibilità territoriale nel passaggio dalle funzioni di giudice a quelle di pubblico ministero viene estesa oltre i limiti della razionalità e via seguitando.Tutto questo vale uno sciopero? Io credo di sì. Certo, in ogni caso, vale una riflessione non solo sulla debolezza della maggioranza ma anche - se non si vuole che quella debolezza diventi un alibi - sul sempre più evidente venir meno nella sinistra (in quella moderata come in quella radicale) di un'idea forte e innovativa sulla giustizia e sul ruolo dei giudici.
Livio Pepino
da "Il Manifesto", 12 luglio 2007, pag. 1
...
... credo che questo pezzo non necessiti di commenti ... ci vedo tutta la giustificata amarezza dei tanti che, dopo i lunghi anni del Governo Berlusconi, si aspettavano qualcosa di diverso ... ed invece ... si ritrovano a ripetere l'esperienza già vissuta circa 10 anni fa ...

giovedì 12 luglio 2007




I have spread my dreams under your feet. Treed softly, because you tread on my dreams …

Daniele Silvestri al Libra Festival



Sarebbero due immagini del concerto di martedì 10 luglio a Sordevolo ... La qualità delle foto del mio cell lascia giusto un po' a desiderare, però, soprattutto di notte ...

lunedì 9 luglio 2007


Come scoprire che il proprio fratello non sa nuotare? Farlo partecipare alla 24 ore di nuoto!!!
Ma è sopravvissuto anche lui ...

24 ore di nuoto ... la mia squadra, ore 02.00-03.00

venerdì 6 luglio 2007

Due modi opposti di vedere le cose ...

A thing of beauty is a joy forever: its loveliness increases; it will never pass into nothingness
John Keats
...
Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria
Dante, Inferno V

mercoledì 4 luglio 2007


Da un pater patriae degli U.S.A.

The means of defence against foreign danger have always been the instruments of tyranny at home

James Madison,
The debates in the Federal Convention of 1787, June 29th

domenica 1 luglio 2007


sabato 30 giugno 2007


Avevo dimenticato questa ...

Quando si pensa che il proprio lavoro sia il peggiore del mondo ...


venerdì 29 giugno 2007

hihihi


QUESTO E' UN VIRUS!!!!