Il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano, Clementina Forleo, con due ordinanze dichiara la rilevanza processuale di conversazioni telefoniche intercorse, nel giugno-luglio 2005, fra personaggi interessati a scalate societarie e alcuni parlamentari e chiede alle Camere (come prevede la legge 140/2003) l’autorizzazione ad utilizzare dette conversazioni in un processo penale in corso.
Un appello ai parlamentari di centrosinistra ... Date il vostro assenso all'utilizzo. Non deludete anche in questo caso i vostri elettori! Per usare le pregnanti parole del grande processualpenalista Franco Cordero:
"Gl'italiani sensibili al bisogno d'un minimo etico nella cosa pubblica non hanno combattuto la pirateria berlusconiana per installarne una solidale, pseudoliberal-bolscevica" (da "Quel pasticcio del codice" di Franco Cordero, La Repubblica, 25.07.2007).
giovedì 26 luglio 2007
mercoledì 25 luglio 2007
Ma allora lo stato di diritto esiste ancora ...
L'art. 32, 2° comma, Costituzione, recita "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".
Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare progressiva, dal 1997 respirava grazie all'ausilio di un ventilatore polmonare. Era quindi sottoposto ad un trattamento sanitario, che aveva tutto il diritto di rifiutare. Eppure è stato protagonista di una battaglia legale durata lunghi anni.
Per citare solo l'ultima fase della battaglia, dopo una lettera aperta al Presidente della Repubblica avente ad oggetto il riconoscimento del diritto all'eutanasia, è la volta di un ricorso ex art. 700 cpc, cui il 16 dicembre 2006 il Tribunale di Roma risponde dichiarandolo inammissibile. Riporto qui un estratto:
"Siccome un diritto può dirsi effettivo e tutelato solo se l'ordinamento per esso preveda la possibilità di realizzabilità coattiva della pretesa, in caso di mancato spontaneo adempimento alla richiesta del titolare che intenda esercitarlo, va osservato che, nel caso in esame, il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita e il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale, deve ritenersi sussistente (...) ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. (...) in assenza della previsione normativa degli elementi concreti, di natura fattuale e scientifica, di una determinazione giuridica di ciò che va considerato "accanimento terapeutico", va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere nel giudizio di merito e, di conseguenza, ciò comporta la inammissibilità dell'azione cautelare, attesa la sua finalità srumentale e anticipatoria degi effetti del futuro giudizio di merito"
Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un «diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento». Domanda che sorge spontanea: la Costituzione non fa parte dell'ordinamento? O siamo rimasti al concetto di norme programmatiche con cui negli anni 50 si negava operatività alle disposizioni costituzionali?
Un'ordinanza pilatesca. Dopo anni di battaglie legali, Piergiorgio Welby non ce la fa più, ed il 20 dicembre 2006, verso le ore 23.45, finalmente muore grazie all'intervento di un'anestesista, Mario Riccio, che gli stacca il respiratore.
E' la fine del calvario di Welby, ma l'inizio di quello di Riccio, accusato di omicidio del consenziente.
Il 1 febbraio 2007 l'Ordine dei medici di Cremona riconosce che il dottor Mario Riccio ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti. L'8 giugno 2007 il giudice per le indagini preliminari impone però al pm l'imputazione del medico respingendo la richiesta di archiviazione del caso. Finalmente, il 23 luglio 2007, il GUP di Roma, Zaira Secchi, proscioglie l'imputato dall'accusa di omicidio del consenziente con la formula "Il fatto non costituisce reato".
In sostanza, Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica, e il medico aveva il dovere di assecondare la richiesta.
Un alieno sceso sulla Terra, che avesse letto la nostra Costituzione, direbbe "beh, era ovvio che finisse così" ... ma, si sa, le nostre "radici cristiane", le gerarchie ecclesiastiche che hanno rifiutato il funerale religioso a Welby, a volte paiono essere anche al di sopra dell'ovvio ...
Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare progressiva, dal 1997 respirava grazie all'ausilio di un ventilatore polmonare. Era quindi sottoposto ad un trattamento sanitario, che aveva tutto il diritto di rifiutare. Eppure è stato protagonista di una battaglia legale durata lunghi anni.
Per citare solo l'ultima fase della battaglia, dopo una lettera aperta al Presidente della Repubblica avente ad oggetto il riconoscimento del diritto all'eutanasia, è la volta di un ricorso ex art. 700 cpc, cui il 16 dicembre 2006 il Tribunale di Roma risponde dichiarandolo inammissibile. Riporto qui un estratto:
"Siccome un diritto può dirsi effettivo e tutelato solo se l'ordinamento per esso preveda la possibilità di realizzabilità coattiva della pretesa, in caso di mancato spontaneo adempimento alla richiesta del titolare che intenda esercitarlo, va osservato che, nel caso in esame, il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita e il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale, deve ritenersi sussistente (...) ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. (...) in assenza della previsione normativa degli elementi concreti, di natura fattuale e scientifica, di una determinazione giuridica di ciò che va considerato "accanimento terapeutico", va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere nel giudizio di merito e, di conseguenza, ciò comporta la inammissibilità dell'azione cautelare, attesa la sua finalità srumentale e anticipatoria degi effetti del futuro giudizio di merito"
Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un «diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento». Domanda che sorge spontanea: la Costituzione non fa parte dell'ordinamento? O siamo rimasti al concetto di norme programmatiche con cui negli anni 50 si negava operatività alle disposizioni costituzionali?
Un'ordinanza pilatesca. Dopo anni di battaglie legali, Piergiorgio Welby non ce la fa più, ed il 20 dicembre 2006, verso le ore 23.45, finalmente muore grazie all'intervento di un'anestesista, Mario Riccio, che gli stacca il respiratore.
E' la fine del calvario di Welby, ma l'inizio di quello di Riccio, accusato di omicidio del consenziente.
Il 1 febbraio 2007 l'Ordine dei medici di Cremona riconosce che il dottor Mario Riccio ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti. L'8 giugno 2007 il giudice per le indagini preliminari impone però al pm l'imputazione del medico respingendo la richiesta di archiviazione del caso. Finalmente, il 23 luglio 2007, il GUP di Roma, Zaira Secchi, proscioglie l'imputato dall'accusa di omicidio del consenziente con la formula "Il fatto non costituisce reato".
In sostanza, Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica, e il medico aveva il dovere di assecondare la richiesta.
Un alieno sceso sulla Terra, che avesse letto la nostra Costituzione, direbbe "beh, era ovvio che finisse così" ... ma, si sa, le nostre "radici cristiane", le gerarchie ecclesiastiche che hanno rifiutato il funerale religioso a Welby, a volte paiono essere anche al di sopra dell'ovvio ...
venerdì 20 luglio 2007
Per sempre nomadi ...

Un mare umano all'Alpàa ...
19 luglio 2007
...
ai bordi delle strade Dio è morto,
nelle auto a presa rate Dio è morto,
nei miti dell’estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione
ormai non crede in ciò che spesso è mascherato
con la fede, nei miti eterni della patria e dell’eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò
che è falsità, e per il fatto di abitudine e paure, una politica
che è solo far carriera, il perbenismo interessato,
la dignità fatta di vuoto, l’ipocrisia di chi sta sempre con la
ragione e mai col torto è un Dio ch’è morto ...
giovedì 19 luglio 2007
Può sembrare retorica ...

Non posso dire di ricordarmi quel giorno, il 19 luglio di 15 anni fa ... avevo 12 anni ... Ricordo con nitidezza il 23 maggio 1992, era il giorno del funerale di mio nonno, ed al fortissimo dolore privato si aggiungeva la pesantezza della tragedia pubblica ... Lo ricordo bene ... mio nonno avrebbe voluto che non si accendesse la televisione, in segno di rispetto, ma quell'evento pubblico era troppo importante per non essere considerato .... Ricordo i telegiornali e le notizie in radio dei giorni seguenti ... e ricordo che, neanche due mesi dopo, una strage simile era nuovamente avvenuta ...
Non ricordo altro di quei giorni ... ho avuto modo di rendermi conto solo anni dopo della portata dell'accaduto, e di quanto siano stati grandi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ...
Eroi ... un punto di riferimento ... che spinge ad andare avanti, ed a continuare a credere nella giustizia ... nonostante tutto ...
lunedì 16 luglio 2007
venerdì 13 luglio 2007
Giustizia, l'idea debole della riforma
Gli scioperi dei giudici negli ultimi vent'anni si contano sulle dita di una mano. La proclamazione da parte dell'Associazione nazionale magistrati di una ulteriore astensione dalle udienze per il prossimo 20 luglio non è, dunque, un fatto di routine e pone alcune domande obbligate. Che succede nel sistema giustizia? Sono i magistrati ad opporsi in modo indiscriminato ad ogni cambiamento per ragioni corporative o per comodità personale?
Oppure è la politica (indipendentemente dalle maggioranze contingenti) a disinteressarsi del funzionamento della giustizia e a cercare di mettere un bavaglio a giudici e pubblici ministeri? Per fare un po' di chiarezza occorre partire dai fatti. Negli ultimi sei anni non c'è stato alcun intervento legislativo che abbia inciso positivamente sui tempi e sulla qualità della giustizia. Se la scorsa legislatura ha visto un rincorrersi di iniziative di disarticolazione del sistema e una progressiva diminuzione di risorse destinate alla giustizia, il primo scorcio della nuova è trascorso all'insegna della più deludente calma piatta (scalfita esclusivamente da qualche promessa e dalla presentazione di alcuni progetti rimasti rigorosamente tali). La sola questione all'ordine del giorno è stata quella dell'ordinamento giudiziario, cioè dello status dei magistrati. In altri termini,da sei anni non ci si occupa di far funzionare la giustizia ma solo di rivedere le modalità di accesso in magistratura e le valutazioni, i controlli, la carriera di giudici e pubblici ministeri. Non è, per i cittadini (i cosiddetti «utenti» della giustizia), la miglior cosa, ma passi. Ciò che preoccupa ancor di più è come ciò è stato fatto.Nella scorsa legislatura la maggioranza di centro destra ha approvato la «riforma Castelli», tesa a riportare la magistratura nella sfera di controllo dell'esecutivo attraverso una organizzazione gerarchica e burocratica e la limitazione degli spazi di libertà e indipendenza di giudici e pubblici ministeri (ridotti sostanzialmente a funzionari). Una parte di quella «riforma» è ormai in vigore. L'operatività della parte residua è stata, dalla maggioranza di centro sinistra, sospesa fino al 31 luglio prossimo, data entro la quale dovrebbe essere approvato un nuovo testo. A venti giorni da tale termine il ddl di modifica non è, peraltro, stato approvato né dal Senato né dalla Camera e nella discussione parlamentare si susseguono interventi peggiorati del testo originariamente in discussione. Certo viene abolito - ed è cosa di grande rilievo - quel veicolo di conformazione dei giudici che era il sistema dei concorsi per la progressione in carriera voluto dal guardasigilli padano, ma l'organizzazione gerarchica delle Procure non viene toccata, la temporaneità dei capi degli uffici è ridotta a mera apparenza, vengono aboliti i controlli di gestione sugli uffici, nella valutazione dei magistrati si inserisce l'esame della «tenuta» dei provvedimenti nei gradi successivi, l'accesso in magistratura reintroduce una selezione per censo, nella formazione dei giudici si inserisce pesantemente il Governo, la (giusta) incompatibilità territoriale nel passaggio dalle funzioni di giudice a quelle di pubblico ministero viene estesa oltre i limiti della razionalità e via seguitando.Tutto questo vale uno sciopero? Io credo di sì. Certo, in ogni caso, vale una riflessione non solo sulla debolezza della maggioranza ma anche - se non si vuole che quella debolezza diventi un alibi - sul sempre più evidente venir meno nella sinistra (in quella moderata come in quella radicale) di un'idea forte e innovativa sulla giustizia e sul ruolo dei giudici.
Oppure è la politica (indipendentemente dalle maggioranze contingenti) a disinteressarsi del funzionamento della giustizia e a cercare di mettere un bavaglio a giudici e pubblici ministeri? Per fare un po' di chiarezza occorre partire dai fatti. Negli ultimi sei anni non c'è stato alcun intervento legislativo che abbia inciso positivamente sui tempi e sulla qualità della giustizia. Se la scorsa legislatura ha visto un rincorrersi di iniziative di disarticolazione del sistema e una progressiva diminuzione di risorse destinate alla giustizia, il primo scorcio della nuova è trascorso all'insegna della più deludente calma piatta (scalfita esclusivamente da qualche promessa e dalla presentazione di alcuni progetti rimasti rigorosamente tali). La sola questione all'ordine del giorno è stata quella dell'ordinamento giudiziario, cioè dello status dei magistrati. In altri termini,da sei anni non ci si occupa di far funzionare la giustizia ma solo di rivedere le modalità di accesso in magistratura e le valutazioni, i controlli, la carriera di giudici e pubblici ministeri. Non è, per i cittadini (i cosiddetti «utenti» della giustizia), la miglior cosa, ma passi. Ciò che preoccupa ancor di più è come ciò è stato fatto.Nella scorsa legislatura la maggioranza di centro destra ha approvato la «riforma Castelli», tesa a riportare la magistratura nella sfera di controllo dell'esecutivo attraverso una organizzazione gerarchica e burocratica e la limitazione degli spazi di libertà e indipendenza di giudici e pubblici ministeri (ridotti sostanzialmente a funzionari). Una parte di quella «riforma» è ormai in vigore. L'operatività della parte residua è stata, dalla maggioranza di centro sinistra, sospesa fino al 31 luglio prossimo, data entro la quale dovrebbe essere approvato un nuovo testo. A venti giorni da tale termine il ddl di modifica non è, peraltro, stato approvato né dal Senato né dalla Camera e nella discussione parlamentare si susseguono interventi peggiorati del testo originariamente in discussione. Certo viene abolito - ed è cosa di grande rilievo - quel veicolo di conformazione dei giudici che era il sistema dei concorsi per la progressione in carriera voluto dal guardasigilli padano, ma l'organizzazione gerarchica delle Procure non viene toccata, la temporaneità dei capi degli uffici è ridotta a mera apparenza, vengono aboliti i controlli di gestione sugli uffici, nella valutazione dei magistrati si inserisce l'esame della «tenuta» dei provvedimenti nei gradi successivi, l'accesso in magistratura reintroduce una selezione per censo, nella formazione dei giudici si inserisce pesantemente il Governo, la (giusta) incompatibilità territoriale nel passaggio dalle funzioni di giudice a quelle di pubblico ministero viene estesa oltre i limiti della razionalità e via seguitando.Tutto questo vale uno sciopero? Io credo di sì. Certo, in ogni caso, vale una riflessione non solo sulla debolezza della maggioranza ma anche - se non si vuole che quella debolezza diventi un alibi - sul sempre più evidente venir meno nella sinistra (in quella moderata come in quella radicale) di un'idea forte e innovativa sulla giustizia e sul ruolo dei giudici.
Livio Pepino
da "Il Manifesto", 12 luglio 2007, pag. 1
...
... credo che questo pezzo non necessiti di commenti ... ci vedo tutta la giustificata amarezza dei tanti che, dopo i lunghi anni del Governo Berlusconi, si aspettavano qualcosa di diverso ... ed invece ... si ritrovano a ripetere l'esperienza già vissuta circa 10 anni fa ...
giovedì 12 luglio 2007
lunedì 9 luglio 2007
venerdì 6 luglio 2007
Due modi opposti di vedere le cose ...
A thing of beauty is a joy forever: its loveliness increases; it will never pass into nothingness
John Keats
...
Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria
Dante, Inferno V
mercoledì 4 luglio 2007
Da un pater patriae degli U.S.A.
The means of defence against foreign danger have always been the instruments of tyranny at home
James Madison,
The debates in the Federal Convention of 1787, June 29th
domenica 1 luglio 2007
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