L'art. 32, 2° comma, Costituzione, recita "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".
Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare progressiva, dal 1997 respirava grazie all'ausilio di un ventilatore polmonare. Era quindi sottoposto ad un trattamento sanitario, che aveva tutto il diritto di rifiutare. Eppure è stato protagonista di una battaglia legale durata lunghi anni.
Per citare solo l'ultima fase della battaglia, dopo una lettera aperta al Presidente della Repubblica avente ad oggetto il riconoscimento del diritto all'eutanasia, è la volta di un ricorso ex art. 700 cpc, cui il 16 dicembre 2006 il Tribunale di Roma risponde dichiarandolo inammissibile. Riporto qui un estratto:
"Siccome un diritto può dirsi effettivo e tutelato solo se l'ordinamento per esso preveda la possibilità di realizzabilità coattiva della pretesa, in caso di mancato spontaneo adempimento alla richiesta del titolare che intenda esercitarlo, va osservato che, nel caso in esame, il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita e il distacco del respiratore artificiale, previa somministrazione della sedazione terminale, deve ritenersi sussistente (...) ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. (...) in assenza della previsione normativa degli elementi concreti, di natura fattuale e scientifica, di una determinazione giuridica di ciò che va considerato "accanimento terapeutico", va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell'azione da far valere nel giudizio di merito e, di conseguenza, ciò comporta la inammissibilità dell'azione cautelare, attesa la sua finalità srumentale e anticipatoria degi effetti del futuro giudizio di merito"
Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un «diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento». Domanda che sorge spontanea: la Costituzione non fa parte dell'ordinamento? O siamo rimasti al concetto di norme programmatiche con cui negli anni 50 si negava operatività alle disposizioni costituzionali?
Un'ordinanza pilatesca. Dopo anni di battaglie legali, Piergiorgio Welby non ce la fa più, ed il 20 dicembre 2006, verso le ore 23.45, finalmente muore grazie all'intervento di un'anestesista, Mario Riccio, che gli stacca il respiratore.
E' la fine del calvario di Welby, ma l'inizio di quello di Riccio, accusato di omicidio del consenziente.
Il 1 febbraio 2007 l'Ordine dei medici di Cremona riconosce che il dottor Mario Riccio ha agito nella piena legittimità del comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti. L'8 giugno 2007 il giudice per le indagini preliminari impone però al pm l'imputazione del medico respingendo la richiesta di archiviazione del caso. Finalmente, il 23 luglio 2007, il GUP di Roma, Zaira Secchi, proscioglie l'imputato dall'accusa di omicidio del consenziente con la formula "Il fatto non costituisce reato".
In sostanza, Welby aveva il diritto di interrompere la ventilazione meccanica, e il medico aveva il dovere di assecondare la richiesta.
Un alieno sceso sulla Terra, che avesse letto la nostra Costituzione, direbbe "beh, era ovvio che finisse così" ... ma, si sa, le nostre "radici cristiane", le gerarchie ecclesiastiche che hanno rifiutato il funerale religioso a Welby, a volte paiono essere anche al di sopra dell'ovvio ...