http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/29-Agosto-2007/art17.html
Ormai non ci resta che l'amara ironia ...
giovedì 30 agosto 2007
martedì 21 agosto 2007
Time
You are young and life is long
And there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run,
you missed the starting gun
Ma ci mettiamo pure la traduzione ...
... tanto per non lasciare nulla al caso
(Sei giovane e la vita è lunga, c'è tempo da ammazzare, oggi. E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni. Nessuno ti ha detto quando correre, e tu hai perso il colpo di partenza)
And there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run,
you missed the starting gun

Ma ci mettiamo pure la traduzione ...
... tanto per non lasciare nulla al caso
(Sei giovane e la vita è lunga, c'è tempo da ammazzare, oggi. E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni. Nessuno ti ha detto quando correre, e tu hai perso il colpo di partenza)
sabato 18 agosto 2007
LOVE, says Bloom. I mean the OPPOSITE of HATRED
venerdì 3 agosto 2007
Come ridere per non piangere
da "Il Manifesto", 31.07.2007, pag. 4
Lavori usuranti
di Alessandro Robecchi
Cari tutti, mi chiedono di commentare, possibilmente in modo divertente, la triste vicenda di Cosimo Mele, il deputato dell'Udc che si è portato in albergo un paio di signorine (una delle quali a momenti ci resta per overdose). Ebbene, sappiate che mi rifiuto di fare satira su questo avvenimento. E mi rifiuto per un motivo molto semplice: ci sono autori di satira molto più bravi di me, che fanno più ridere, che addirittura hanno uscite così esilaranti che ancora stento a riprendermi. E uno di questi è Cosimo Mele, deputato dell'Udc. Cercate di capire la mia posizione, è una specie di solidarietà di categoria: un comico non parla volentieri di un altro comico.
Insomma, non è bello rubare battute ai colleghi, ma questa volta sono costretto a farlo. Vi prometto che per ogni battuta esilarante citerò la fonte. Ecco qui: «Io non ho fatto altro che andare a cena con un amico che mi ha presentato la ragazza che, siccome era tardi, è venuta a letto con me» (Cosimo Mele, La Stampa).
Eccone un'altra, di sapore religioso: «Certo che mi riconosco con i valori cristiani, ma che c'entrano questi con l'andare con una prostituta? E' una faccenda personale» (Cosimo Mele, La Stampa).
Un'altra: «L'ho pagata? Non proprio... Le ho fatto un regalo, una somma in denaro». (Cosimo Mele, Corriere della Sera).
Direi che basta così: come possa un partito come l'Udc privarsi di un simile talento comico resta un mistero per tutti. Vero che hanno il segretario Cesa, altro bel campione della risata, che ieri ha teorizzato di spendere qualche soldo per finanziare i «ricongiungimenti familiari» dei deputati, perché dopo sei giorni passati a votare in aula o c'è la moglie a portata di mano o uno è costretto ad arrangiarsi con quel che trova («E che, i parlamentari dell'Udc non fanno l'amore?». Cosimo Mele, La Stampa).
Insomma, di fronte a simili talenti, che bisogno c'è della satira? Piuttosto altri avranno bisogno di aiuto e sostegno, ad esempio le mogli (quella di Mele non smette di piangere), o i figli («Non so come dirglielo», ma che ci vuole, gli dica di comprarsi i giornali, no?).
E aggiungerei, tra i bisognosi di comprensione, anche tutti i devoti onorevoli accorsi al Family Day. Quelli che non erano già divorziati alla fatidica data lo hanno fatto dopo (come Fini), e altri, come Mele, si sono distratti un attimo. Meno male che da quelle parti tendono al perdono, e provano una certa attrazione di chiara marca cattolica per l'ipocrisia. Perché se no, se fossero rigorosi, al prossimo Family Day rischierebbero di ritrovarsi in quattro o cinque, a celebrare le gioie della famiglia tradizionale.
Ma naturalmente, siamo giusti, l'unica vera solidarietà va alla signorina di cui, scoppiato lo scandalo, nessuno si occupa più. Ha avuto il romantico regalo in denaro. Ha finito la notte all'ospedale. Ha passato qualche ora di svago con l'onorevole Cosimo Mele. Massima solidarietà per chi fa lavori usuranti.
Lavori usuranti
di Alessandro Robecchi
Cari tutti, mi chiedono di commentare, possibilmente in modo divertente, la triste vicenda di Cosimo Mele, il deputato dell'Udc che si è portato in albergo un paio di signorine (una delle quali a momenti ci resta per overdose). Ebbene, sappiate che mi rifiuto di fare satira su questo avvenimento. E mi rifiuto per un motivo molto semplice: ci sono autori di satira molto più bravi di me, che fanno più ridere, che addirittura hanno uscite così esilaranti che ancora stento a riprendermi. E uno di questi è Cosimo Mele, deputato dell'Udc. Cercate di capire la mia posizione, è una specie di solidarietà di categoria: un comico non parla volentieri di un altro comico.
Insomma, non è bello rubare battute ai colleghi, ma questa volta sono costretto a farlo. Vi prometto che per ogni battuta esilarante citerò la fonte. Ecco qui: «Io non ho fatto altro che andare a cena con un amico che mi ha presentato la ragazza che, siccome era tardi, è venuta a letto con me» (Cosimo Mele, La Stampa).
Eccone un'altra, di sapore religioso: «Certo che mi riconosco con i valori cristiani, ma che c'entrano questi con l'andare con una prostituta? E' una faccenda personale» (Cosimo Mele, La Stampa).
Un'altra: «L'ho pagata? Non proprio... Le ho fatto un regalo, una somma in denaro». (Cosimo Mele, Corriere della Sera).
Direi che basta così: come possa un partito come l'Udc privarsi di un simile talento comico resta un mistero per tutti. Vero che hanno il segretario Cesa, altro bel campione della risata, che ieri ha teorizzato di spendere qualche soldo per finanziare i «ricongiungimenti familiari» dei deputati, perché dopo sei giorni passati a votare in aula o c'è la moglie a portata di mano o uno è costretto ad arrangiarsi con quel che trova («E che, i parlamentari dell'Udc non fanno l'amore?». Cosimo Mele, La Stampa).
Insomma, di fronte a simili talenti, che bisogno c'è della satira? Piuttosto altri avranno bisogno di aiuto e sostegno, ad esempio le mogli (quella di Mele non smette di piangere), o i figli («Non so come dirglielo», ma che ci vuole, gli dica di comprarsi i giornali, no?).
E aggiungerei, tra i bisognosi di comprensione, anche tutti i devoti onorevoli accorsi al Family Day. Quelli che non erano già divorziati alla fatidica data lo hanno fatto dopo (come Fini), e altri, come Mele, si sono distratti un attimo. Meno male che da quelle parti tendono al perdono, e provano una certa attrazione di chiara marca cattolica per l'ipocrisia. Perché se no, se fossero rigorosi, al prossimo Family Day rischierebbero di ritrovarsi in quattro o cinque, a celebrare le gioie della famiglia tradizionale.
Ma naturalmente, siamo giusti, l'unica vera solidarietà va alla signorina di cui, scoppiato lo scandalo, nessuno si occupa più. Ha avuto il romantico regalo in denaro. Ha finito la notte all'ospedale. Ha passato qualche ora di svago con l'onorevole Cosimo Mele. Massima solidarietà per chi fa lavori usuranti.
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