domenica 30 settembre 2007

Violenza a confronto

Immagini tratte da www.repubblica.it























A cosa si riferiscono le immagini?
Al regime militare di Myanmar, naturalmente ... è la prima cosa che viene in mente ... ovvio ...
Ed è così, ma solo per quella a sinistra.
Le altre sono immagini della civilissima Genova nel 2001 ... Cosa avrebbero pensato i monaci birmani vedendo quelle foto?

Chi è l'uno e chi è l'altro? Chi sono i "buoni"? Chi i "cattivi"?




domenica 9 settembre 2007

Sindaci o sceriffi?

Riporto un semplice ma incisivo intervento apparso su "Il manifesto" di ieri, perché ritengo che contenga esattamente ciò che la gente deve sapere prima di dare un'opinione (positiva o negativa che sia) sui recenti provvedimenti dei sindaci DS che hanno fatto tanto scalpore ...
A me ricordano tanto il "diritto penale simbolico" di cui parlava in un convegno sulle norme in materia di antiterrorismo tenutosi al Tribunale di Biella il 24 ottobre 2005 il prof. Claudio Sarzotti (allora straordinario di Filosofia del Diritto, Sociologia del Diritto e Sociologia all'Università di Torino). Parafrasando le sue parole:

"La società postmoderna si caratterizza per un diritto penale “virtuale”, “simbolico”, funzionale al sistema politico per legittimare la propria funzione sociale. Ad una forte crisi di legittimazione si risponde attraverso il diritto penale simbolico, la creazione di un allarme sociale, la proposta di una nuova normativa, grande attenzione al momento mediatico e scarsa attenzione alla successiva attuazione, con scarico su altri soggetti, in primis la magistratura.
Quindi, schematizzando:

  1. Grande enfatizzazione dell’allarme sociale;
  2. Ricerca di un capro espiatorio;
  3. Attenzione al momento mediatico;
  4. Disinteresse per la fase attuativa"
Mi sembra proprio questo lo schema seguito (almeno per quanto riguarda i primi 3 punti, vedremo per il 4°). Ed ecco perché:

Da "Il manifesto" di sabato 8 settembre 2007, pag. 2
(http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/
08-Settembre-2007/art16.html)

l'opinione
Sindaci o sceriffi?
Diego Novelli

Nel clima che si sta creando attorno al problema della sicurezza in Italia dopo le ultime sortite del ministro dell'Interno Giuliano Amato, tutto è possibile e non può sorprendere. Malgrado ciò, le richieste avanzate dai sindaci di Bologna e Firenze mi hanno lasciato di stucco. Sergio Cofferati: «Che ai sindaci e alla polizia municipale possano essere assegnati funzioni di polizia giudiziaria è, in determinate situazioni, di qualche utilità». Leonardo Domenici: «Si potrebbe consentire ai vigili urbani, ad esempio, di arrestare gli scippatori».
Domanda: conoscono i due sindaci la legge quadro n° 65 del maggio 1986, che stabilisce le competenze attribuite ai Comuni? Conoscono i due sindaci gli articoli 55, 56 e 57 del Codice di procedura penale?
Quello che con tanta enfasi e titoloni sui giornali viene da loro richiesto per garantire maggiore sicurezza ai cittadini è già previsto dalle leggi vigenti. I Vigili urbani sono dotati di pistola da oltre vent'anni (infatti percepiscono un'indennità speciale di Ps), di manette e di una mazzetta bianca per le segnalazioni. Nelle sedi centrali dei singoli corpi di polizia municipale è previsto un «Ufficio trattazione arrestati e fermati». Tutti i vigili urbani (da non confondersi con i messi comunali) hanno non solo l'autorità ma il dovere di procedere all'arresto di persone sorprese in flagranza di reato, quindi anche gli scippatori. Tutti i vigili urbani sono abilitati a svolgere, alla pari dei carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali, come prescrive il paragrafo B del comma 2 dell'articolo 57 del Cpp., compiti di polizia giudiziaria su richiesta della Magistratura. Ma cosa vogliono, i compagni Cofferati e Domenici: la stella da sceriffo da mostrare ai nipoti quando li vanno a trovare in Municipio?

venerdì 7 settembre 2007

Finalmente qualcuno l'ha capito ...

A parte i profili morali (ma chi se ne occupa più?), per la sinistra, per il nascente partito democratico, il continuo andare a destra non paga neppure dal punto di vista pratico ...

Trascrivo le parole del segretario del Prc, Franco Giordano, in un'intervista apparsa sul tg3 delle ore 14.30 di giovedì 6 settembre 2007:

“Ad Amato dico che alla fine la gente tra la copia e l’originale, preferisce sempre l’originale”

Concetto banale ... nella scelta tra una copia della destra e la destra, colui che ha sempre votato a destra continuerà a farlo, e non si sposterà certo a sinistra per scegliere una copia di ciò che ha sempre votato, potendo scegliere l'originale; colui che ha sempre votato a sinistra nella migliore delle ipotesi continuerà a votare da quella parte, ma con il fegato gonfio ... altrimenti, starà a casa.

Quali vantaggi, dunque, si profilano per la sinistra nel continuo andare a destra? Io non ne vedo ... Voi?

sabato 1 settembre 2007

Mi dimetto da intellettuale di sinistra

Considerazioni pienamente condivisibili ...
Da "Corriere della Sera" del 1 settembre 2007 (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/
09_Settembre/01/asor_rosa_lavavetri.shtml)

La lettera al Corriere
Mi dimetto da intellettuale di sinistra
L'intervento di Alberto Asor Rosa sul caso lavavetri

Caro Direttore, trovo indecente l’ordinanza del Comune di Firenze sui lavavetri di strada
, non perché rappresenta un’offesa alla morale rivol u z i o n a r i a , ma perché è una cialtronata. Sarebbe come se, in presenza di una g r a v i s s i m a e m e r g e n z a igienica, le autorità preposte andassero in giro ad ammazzare l e mosche con i giornali arrotolati. Mi spiego.
Le condizioni delle città italiane sono mediamente fra le peggiori d'Europa. Roma è la città più sporca dell'emisfero occidentale (se si esclude Napoli). Il centro storico di Firenze ha preso l'aspetto e le abitudini di un suk arabo (oddio, che lapsus!). Bologna non riesce a risollevarsi dalla grigia, spenta aura guazzalocchiana. Milano, un tempo capitale morale e culturale d'Italia, sembra un sobborgo di Rogoredo. Napoli, appunto, è sommersa dall'immondizia. Ovunque, ogni giorno, ci si deve confrontare con degrado e speculazione del territorio e dell'ambiente, di cui spesso le amministrazioni locali sono complici. Questo sì che sarebbe un tema interessante per una grande inchiesta: il confronto, su valori ben accertati (pulizia, servizi, trasporti, traffico, sanità, ecc.), tra le più importanti città italiane e, poniamo, Parigi, Londra, Berlino, Zurigo, Bruxelles e Madrid. Vediamo sul serio a che punto le cose sono. Perché allora cominciare a prendersela proprio con i lavavetri di strada? Per due motivi, credo. Innanzitutto, perché quando io vado a caccia di mosche a casa mia con il giornale arrotolato (retaggio, me ne rendo conto, di abitudini antiche, sorpassate dalle alte tecnologie contemporanee), meno tali fendenti che il mio cane spaventato corre in un'altra stanza: lui crede che sia scoppiata la Terza Guerra Mondiale.

Nello stesso modo si comportano i sindaci di casa nostra (come me; non come il mio cane). Menano fendenti sulle mosche: così il pubblico si distrae e non pensa ad altro. In secondo luogo, perché l'ordinanza costituisce un piccolo ma significativo passo avanti nella realizzazione di quella ormai onnipresente costituzione materiale, che sta alla base del PUCD = Partito Unico del Conformismo Dominante. Per forza che la maggioranza, la grande maggioranza, sta con l'ordinanza del Comune di Firenze: mettete insieme la quasi totalità dell'elettorato di centrodestra con la maggioranza di quello di centrosinistra, e avrete questa spaventosa miscela di conformismi, questo incontro di volontà armate, che, invece di confrontarsi e scontrarsi, come sarebbe giusto, beatamente si incontrano e si sommano sui principi fondamentali, il più importante dei quali dice: per favore, preferirei non essere disturbato. Resta solo da chiarire quale sarà il prossimo soggetto disturbante (ma non c'è che l'imbarazzo della scelta: il Pucd, perciò, ha possibilità infinite davanti a sé). Naturalmente — voglio dirlo proprio solo alla fine, perché tanto so che i miei interlocutori sono del tutto insensibili a questo tipo di argomento —, a me fa impressione anche che, nella catena infinita dei problemi, i nostri amministratori comincino esattamente dagli ultimi (ultimi in tutti i sensi: in ordine di importanza; e dal punto di vista della miserabilità della condizione umana dei soggetti interessati). Ma questo è un riflesso condizionato d'ordine morale: cosa d'altri tempi, e non mette neanche conto parlarne.

P.S. So benissimo che Pierluigi Battista è abituato alle distinzioni e alla complessità dei problemi; perciò mi stupisco che da qualche tempo a questa parte usi categorie troppo generali, la cui correttezza mi pare ormai poco fondata. «Intellettuali di sinistra»? Mi pare che la categoria non esista più: almeno da quando si è totalmente svuotata o perlomeno fortemente indebolita e confusa quella di «politici di sinistra». Comunque io ne sono uscito volontariamente da almeno un decennio, da quando ho scoperto che stare nello stesso contenitore con altri intellettuali che si definivano in qualche modo di sinistra, non era più commendevole. Quindi, faccio da me. Del resto, come è noto, chi fa da sé fa per tre. O almeno lo spero.
01 settembre 2007