lunedì 31 dicembre 2007

A lezione di rapina con mamma e coltello

Da http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200712articoli/28861girata.asp
... ho appena letto questo articolo, e mi sono scandalizzata ... non certo per il gesto delle due donne, ma per il modo in cui è stato rappresentato nell'articolo ... perché, invece di fare ironia gratuita, non ci si chiede cosa ci sia dietro? Probabilmente un disagio che chi ha scritto l'articolo non può neppure immaginare ... o forse no, forse si tratta davvero di una bravata senza alcun senso, ma ... scusatemi se credo più alla prima versione ...
Mentre tutti ci dicono che "il paese sta crescendo" i gesti disperati aumentano a dismisura ... secondo me, occorrerebbe almeno chiedersi perché ... forse il paese dei balocchi sta presentando il conto?
Credo sia il caso di rifletterci sopra ... buon anno a tutti ...

Ecco l'articolo:

Prese dopo due colpi: "Volevamo goderci il Capodanno"
G. LONGO, G. MARITANO
Una coppia Bonnie & Clyde tutta al femminile. Madre e figlia per l’esattezza: 40 anni la prima, 13 l’altra. Italiane, aspetto anonimo e minuto, ma modi disinvolti, spregiudicati e violenti. S’improvvisano rapinatrici alla vigilia di Capodanno «perché anche noi vogliamo essere belle e indossare biancheria intima rossa che porta fortuna».

E quindi via con il primo colpo al negozio di négligé «mi raccomando mia dia una quarta, altrimenti non non mi sta». Poi con la seconda rapina - a un quarto d’ora di distanza - in una cartoleria per racimolare il denaro per il cenone. «Sono separata, disoccupata da 7 anni e pure sfrattata, avrò pur diritto di godermi il Capodanno con mia figlia?», si giustificherà con i carabinieri dopo l’arresto. E pazienza se la cartolaia reagisce. Che sarà mai? La mamma le spacca la testa con la pistola giocattolo (10 giorni di prognosi per una ferita lacero-contusa), la figlia sferra il coltello al collo della commessa. Così, dopo madri e padri che giustificano scippi, furti e rapine per il benessere della famiglia - «ho rubato perché anche mio figlio potesse avere un pranzo di Natale decente» s’era giustificato qualche giorno fa un malvivente - si passa ora alla collaborazione stretta tra genitori e prole. Mamma e figlia in questo caso non fanno molta strada: scappate in pullman vengono arrestate poco dopo dai carabinieri della compagnia di Rivoli, guidata dal capitano Massimo Pesa. Per la madre inevitabile l’arresto e il trasferimento al carcere, per la ragazzina scatta l’affidamento al padre. Tutto per un bottino di 500 euro - monetine comprese - un corpetto di pizzo e due cellulari rubati alle commesse di uno dei due negozi.

Il duo Bonnie & Clyde in versione rosa, aveva scelto d’entrare in azione nel momento più propizio: quello vicino alla chiusura dei negozi. Alle 18,50 arriva nel centro intimo Golden Point di viale XXV Maggio di Collegno, prima cintura di Torino. «Scusi possiamo vedere quel corpetto rosso? Sembra perfetto per la notte di San Silvestro», domanda la madre. Ma al momento di pagare, invece del portafogli estrae dalla borsa una pistola (che si rivelerà essere giocattolo), mentre la figlia toglie dalla tasca un coltello a serramanico.

Le commesse non possono fare altro che consegnare l’incasso, circa trecento euro. Ma non finisce qui, perché le rapinatrici, non paghe, si fanno consegnare anche i due telefonini cellulari personali. Poi via, la fuga a piedi. Non sono ancora le 19.15 ed entrano nella cartolibreria «Cartobyte».

Questa volta la prima protagonista ad entrare in scena è la tredicenne: si avvicina alla cassiera (una diciottenne che è la figlia della titolare) e, sempre minacciandola con il coltello alla gola, si fa consegnare circa 200 euro. Troppo poco. «Tira fuori il resto», intima la madre alla titolare. Ma quest’ultima non cede, forse intuisce che la pistola non è vera. Allora reagisce e cerca di disarmare la donna. Scatenando però una doppia aggressione: la quarantenne la colpisce alla testa con il calcio della pistola, mentre la tredicenne si avventa sul collo della cassiera con il coltello. Non la ferisce, ma tanto basta per annullare ogni altro tentativo di reazione. La baby rapinatrice afferra ancora tutte le monetine dal registratore di cassa e scappa con la madre.

Salgono sul primo autobus che incrociano, ma al capolinea trovano i carabinieri. La madre cerca di addossarsi tutta la colpa, ma la testimonianza delle rapinate inchioda l’adolescente alle sue responsabilità. E lei, dopo tanta spavalderia, scoppia in un pianto a dirotto.

sabato 29 dicembre 2007

Giornalisti: «cani da guardia» della democrazia

Riporto qui un commento di Steve al post precedente ... penso che meriti maggior spazio rispetto a quello che può dare un commento ...
... Eccolo:

Discorrendo di giornalisti, ci sono anche esempi diversi ...

Corte europea dei diritti dell’Uomo - Sezione III - Sentenza 7 giugno 2007 - Ricorso n. 1914/02 - Dupuis e altri c. Francia.

«La pubblicazione da parte di un giornalista di atti processuali soggetti a segreto istruttorio non è necessariamente un illecito. Spetta allo Stato, che abbia condannato il giornalista per ricettazione di materiale da violazione di segreto istruttorio o professionale, dimostrare che le sanzioni inflitte non costituiscono ingerenza sproporzionata nella libertà di espressione in una società democratica. La tenuità della sanzione pecuniaria irrogata al giornalista non è di per sé preclusiva di tale sproporzione, poiché può comunque determinare un effetto dissuasivo in merito all’esercizio di detta libertà fondamentale.»


La Corte ha riconosciuto, nel caso di specie, la violazione dell’art. 10, §2 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo in relazione al fondamentale ruolo dei giornalisti come «cani da guardia» della democrazia.
Tale ruolo è protetto dall’art. 10, §2 della Convenzione, anche ammettendo la violazione del segreto istruttorio o professionale se bilanciato da un interesse generale e specialmente se sono coinvolti uomini politici, i quali devono mostrare maggiore tolleranza alla pubblicazione di notizie che li riguardano: i politici infatti, a differenza dei privati, si espongono inevitabilmente e coscientemente a un controllo dei loro fatti e delle loro azioni da parte tanto dei giornalisti quanto dei cittadini.
Una violazione della libertà di espressione, inoltre, rischia di avere un effetto dissuasivo per quanto riguarda l’esercizio della libertà di espressione.
L’arrêt della Corte si può leggere solamente in francese all’indirizzo cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=818493&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649.
Eccone alcuni passaggi fondamentali:

«««««
33. La liberté d’expression constitue l’un des fondements essentiels d’une société démocratique et les garanties à accorder à la presse revêtent donc une importance particulière.

34. La presse joue un rôle éminent dans une société démocratique: si elle ne doit pas franchir certaines limites, tenant notamment à la protection de la réputation et aux droits d’autrui ainsi qu’à la nécessité d’empêcher la divulgation d’informations confidentielles, il lui incombe néanmoins de communiquer, dans le respect de ses devoirs et de ses responsabilités, des informations et des idées sur toutes les questions d’intérêt général.

35. En particulier, on ne saurait penser que les questions dont connaissent les tribunaux ne puissent, auparavant ou en même temps, donner lieu à discussion ailleurs, que ce soit dans des revues spécialisées, la grande presse ou le public en général. À la fonction des médias consistant à communiquer de telles informations et idées s’ajoute le droit, pour le public, d’en recevoir.

40. La Cour rappelle que l’article 10 § 2 de la Convention ne laisse guère de place pour des restrictions à la liberté d’expression dans le domaine du discours politique ou des questions d’intérêt général. En outre, les limites de la critique admissible sont plus larges à l’égard d’un homme politique, visé en cette qualité, que d’un simple particulier: à la différence du second, le premier s’expose inévitablement et consciemment à un contrôle attentif de ses faits et gestes tant par les journalistes que par la masse des citoyens; il doit, par conséquent, montrer une plus grande tolérance. Il est fondamental, dans une société démocratique, de défendre le libre jeu du débat politique. La Cour accorde la plus haute importance à la liberté d’expression dans le contexte du débat politique et considère qu’on ne saurait restreindre le discours politique sans raisons impérieuses. Y permettre de larges restrictions dans tel ou tel cas affecterait sans nul doute le respect de la liberté d’expression en général dans l’État concerné.

41. À la fonction de la presse qui consiste à diffuser des informations et des idées sur des questions d’intérêt public, s’ajoute le droit, pour le public, d’en recevoir.

46. La Cour estime au demeurant qu’il convient d’apprécier avec la plus grande prudence, dans une société démocratique, la nécessité de punir pour recel de violation de secret de l’instruction ou de secret professionnel des journalistes qui participent à un débat public d’une telle importance, exerçant ainsi leur mission de «chiens de garde» de la démocratie. L’article 10 protège le droit des journalistes de communiquer des informations sur des questions d’intérêt général dès lors qu’ils s’expriment de bonne foi, sur la base de faits exacts et fournissent des informations «fiables et précises» dans le respect de l’éthique journalistique.

48. La Cour a d’ailleurs maintes fois souligné qu’une atteinte à la liberté d’expression peut risquer d’avoir un effet dissuasif quant à l’exercice de cette liberté.
»»»»»

mercoledì 26 dicembre 2007

Non disturbare i manovratori

Foto di Romoletto da flickr.comNella scorsa legislatura ebbero grande risonanza mediatica (almeno sui giornali) gli appelli promossi e firmati da alcuni fra i nostri più prestigiosi giuristi e docenti universitari contro le leggi vergogna del governo Berlusconi e contro gli attacchi dell'allora premier all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. Qualcuno si domanderà: che fine han fatto quei giuristi e docenti universitari ora che le leggi vergogna (dall'indulto al bavaglio di Mastella ai giornalisti su intercettazioni e atti d'indagine) le promuove il centrosinistra, ora che gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia della magistratura li muove l'Unione all'unisono col centrodestra?

Ottima domanda. Ma la risposta è ancora meglio: gli stessi giuristi e docenti universitari, il 29 ottobre, hanno promosso e sottoscritto un appello contro l'incredibile richiesta di trasferimento del pm Luigi De Magistris da parte del cosiddetto ministro della Giustizia (se n'è occupato proprio oggi il Csm, per rinviare un'altra volta). I princìpi citati dall'appello sono gli stessi che sostenevano gli appelli anti-Berlusconi. Che cos'è cambiato? Che nessun giornale ha pubblicato l'appello. I giornali di destra pretendevano di censurare i riferimenti alla continuità col governo Berlusconi. I giornali di sinistra, evidentemente, preferiscono non disturbare il manovratore. Anzi, i manovratori. I giornali "indipendenti", anzichè esserlo dagli schieramenti, lo sono dalla verità dei fatti. Pubblico l'appello "clandestino" qui di seguito, con i nomi dei primi firmatari. Come si diceva qualche anno fa, leggete e diffondete.

L'appello

fonte: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/
18 dicembre 2007, in SOCIETA'

martedì 25 dicembre 2007

Betlemme dietro ad un muro


incollato da: http://www.cpt.org/campaigns/no_way_to_the_inn/non_c%27e_accesso_depliant.pdf

Questo Natale aggiungi un muro al tuo presepe.

Se la nascita di Gesù avvenisse oggi, Maria e Giuseppe avrebbero molte difficoltà ad entrare a Betlemme….

venerdì 21 dicembre 2007

Grande Vauro ...


da "Il Manifesto" del 21.12.2007

venerdì 14 dicembre 2007

Ministro Mastella, si dimetta - di Antonio Tabucchi

Fonte: http://micromega.repubblica.it/micromega/2007/12/ministro-mastel.html
Non mi limito ad inserire il link, pubblico l'articolo integralmente perché secondo me merita veramente di essere letto ...

E' vero, è un po' lungo, ma ne vale la pena ... commovente ...
Vale

Manco dall’Italia da alcuni mesi ma la seguo attraverso la sua stampa. Ma anche così, seppure lontani, e se come risulta all’osservatorio Europeo la stampa italiana viene dopo quella delle Filippine, qualcosa si riesce a capire, specie se non si salta la puntata precedente.

Oggi, 17 novembre, allorché scrivo questo mio intervento, Mario Pirani, su “Repubblica” (Quei veleni che possono soffocare la democrazia) ci comunica i suoi timori che sono anche i nostri, cioè che «un veleno insidioso sta infettando le fibre del nostro paese». Pirani si accorge del «sorgere della destra», che «ci si può impunemente pulire il sedere con il tricolore» e dell’«ingiurioso federalismo d’accatto». Lì per lì ho pensato che questo succedesse ora, durante la mia assenza, e ho provato quasi un senso di colpa per non essere presente e non aver fatto sentire la mia preoccupazione con parole così forti come quelle di Pirani. Poi, nonostante i fusi orari, mi sono ricordato che allorché il ministro Bossi, che il Presidente della Repubblica Ciampi non ha mai rifiutato come invece fece Scalfaro con Previti, diceva queste cose del tricolore, Ciampi a sua volta affermava: «l’Italia non è mai stata così unita». E questo mi pare succedesse tre o quattro anni fa.

Ho seguitato a leggere l’allarmato articolo di Pirani sui venti di eversione che confluendo da destra e da sinistra, soprattutto nel mondo giovanile, possono devastare l’Italia. Ho avuto come un nuovo déjà vu. Ma qualcuno lo aveva già scritto anni fa, e chi lo scriveva allora veniva bollato come una Cassandra. Forse che stanno apparendo nuove Cassandre col senno del poi? E mi è venuta in mente un’estate di qualche anno fa, la città di Genova, e un qualcosa che si chiamava G8. E un momento delicatissimo della democrazia italiana in cui le garanzie costituzionali vennero sospese per ventiquattr’ore consentendo alla polizia e a chi la manovrava di commettere barbarie che furono definite “cilene”. Ma ricordo anche che in quel delicatissimo momento il presidente della Repubblica Ciampi apparve in televisione a fianco del presidente del Consiglio Berlusconi. Non era mai successo, neppure ai tempi della Democrazia Cristiana, che il rappresentante dello Stato si presentasse accanto a un presidente del Consiglio legittimando in tal modo l’inquietante operato di un governo. E poi ho pensato anche che se un parlamento oggi nega un’inchiesta sulle gravissime violenze commesse dalle Forze dell’Ordine, ciò che allora sembrò cileno diventa argentino, dove nessuno è colpevole, e Pirani ha tutte le ragioni ad esprimere la sua preoccupazione per i giovani che manifestano un’inquietudine che nessuno raccoglie. Infine Pirani lamenta che oggi si possa «calunniare impunemente la magistratura». Poiché ormai avevo collocato Pirani nel fuso orario di qualche anno fa ho pensato che esprimesse il suo sdegno per le parole di Berlusconi sui magistrati, definiti “toghe rosse” e “creature antropologicamente diverse”, e che manifestasse il suo appoggio a Borrelli, a D’Ambrosio, a Caselli, alla Bocassini o a Gherardo Colombo. Ma no: tutto questo appartiene a un film già visto, è roba da ieri, e i giornalisti, come sappiamo, lavorano sull’attualità. Così ho pensato che Pirani, pur non nominandolo, si riferisse all’aggressione subita dal giudice De Magistris da parte dell’attuale ministro della Giustizia Clemente Mastella, e ne ho concluso che Pirani con il suo articolo che parla in generale e che riguarda il nostro passato e il nostro presente, tocca davvero il cuore della questione. Perché il presente dell’Italia sembra appartenere al passato, e temo anche al futuro. Come diceva Carlo Levi, «il futuro ha un cuore antico». Per questo, e non solo per questo, desidero esprimere il mio sostegno al giudice De Magistris e a un’istituzione dello Stato senza la quale la democrazia non esiste: la Giustizia e l’amministrazione di essa.

Ciò che accade al giudice De Magistris mi pare esemplare, è un esempio clamoroso della strutturale disfunzione della democrazia italiana: la prepotenza di un’istituzione dello Stato, il potere esecutivo, su un’altra istituzione dello Stato, la magistratura. Se la prima preoccupazione di Mussolini fu quella di sottomettere direttamente la magistratura alle sue direttive, con la Repubblica la situazione è cambiata formalmente, da un punto di vista costituzionale, ma il potere politico non ha mancato di esercitare indebite pressioni e prevaricazioni sul potere giudiziario. E allorché la magistratura, con un lavoro di enorme pazienza diplomatica, è riuscita ad acquistare una sua indipendenza, allorché è riuscita a incriminare ministri e parlamentari per concussione, per corruzione, per mafia, la classe politica italiana, dopo un primo shock è ritornata all’assalto con rinnovato vigore. Sono fatti recenti, appartengono al periodo di quegli interventi della magistratura che la stampa definì “Mani Pulite”. Le Mani Sporche non si sono fatte attendere. L’avversione che la classe politica italiana ha saputo suscitare contro la magistratura ha dell’incredibile, non mi riferisco soltanto alle affermazioni e alle operazioni di Berlusconi e della sua avvocatura; pensate soltanto alle disapprovazioni, ai discrediti gettati da certi uomini politici della sinistra nei salotti televisivi nostrani: con l’atteggiamento della destra erano davvero porta a porta, stavano sullo stesso ballatoio. E pensate infine al ministro Castelli, alle sue parole e alla sua cultura giuridica: ho letto da qualche parte che sul suo ramo del Lago di Como è proprietario di una fabbrichetta, e non stento a crederlo. Ciò che è successo e succede al giudice De Magistris (intimidazioni, perquisizioni, sequestro di documenti, avocazioni, ecc.) lo conoscete meglio di me: io ero lontano, ma voi avete visto tutte le puntate precedenti. Questa storia, vi chiedo, è così diversa da quella che hanno conosciuto certi magistrati allorché il ministro della Giustizia era il proprietario di una fabbrichetta? Non so se dalle sue parti anche l’attuale ministro della Giustizia possegga qualche fabbrichetta: non conosco sufficientemente la sua biografia. Però lui conosce probabilmente la mia e anche la vostra: nei ministeri italiani hanno molte informazioni su di noi, e se non gliele avessero fornite Pio Pompa e i nostri trasparenti servizi segreti, ci ha pensato la Telecom di Tronchetti Provera.

Scusate se salto da ministro a ministro, è che questi ministri a volte mi confondono, come quando vado a vedere una commedia di Goldoni e il personaggio cambia da un atto all’altro, e uno si chiede: ma è lo stesso personaggio? La maschera della commedia dell’arte impedisce di riconoscere il volto.

In questa giornata in cui la società civile (persone che non sono apolitiche o contro la politica come vorrebbero i mass-media, ma che pensano che la politica senza l’etica è una truffa, come ci hanno insegnato Aristotele e Kant), molti di voi, probabilmente, saranno impegnati a guardare il curriculum del giudice per sostenerne le capacità, l’irreprensibilità, la sua dedizione alla Costituzione. Dal mio mestiere di scrittore vi propongo un gioco del rovescio, tenendo in mente due libri che amo in maniera particolare: Todo modo di Leonardo Sciascia e Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt.

Non è il curriculum di De Magistris che oggi dovete guardare, è quello del ministro Clemente Mastella. Perché se pensate che un uomo politico come Mastella possa essere oggi plausibilmente ministro della Giustizia, il vostro pur generoso appoggio al giudice De Magistris perde di senso. Così come se pensavate allora che Umberto Bossi potesse essere plausibilmente accettato come ministro dal presidente della Repubblica allorché diceva la sua bella frase sul tricolore, il vostro appoggio alla Costituzione italiana non aveva nessun senso.

Stavo dicendo sopra che la vostra presenza qui, oggi, se vuole avere come obiettivo il fatto che il giudice De Magistris continui le sue inchieste e resti al suo posto come succederebbe in un Paese civile, il vostro obiettivo deve essere non tanto chiedere che egli continui il suo lavoro, ma che il ministro Mastella cambi il suo. In un Paese democratico ai cittadini è consentito chiederlo, con un fax o una mail educati ma fermi a Giorgio Napolitano e a Romano Prodi. Migliaia di fax e di mail: chiediamo che il ministro Mastella torni a fare il lavoro che faceva prima. Se questo succederà avrete fatto il vostro dovere verso la democrazia e la Costituzione italiana.

Antonio Tabucchi

lunedì 3 dicembre 2007

OFFICE 2007 ... VADE RETRO!

La Microsoft sta dando la possibilità di provare OFFICE 2007 prima di acquistarlo: se siete convinti che ciò che viene dopo sia sempre migliore, provatelo, e vi accorgerete del contrario ... se invece già odiate la Microsoft, non provatelo, le vostre convinzioni ne uscirebbero solo rafforzate!

Io l'ho provato, e sono tornata ad office 2003 prima che finissero i 60 giorni, spossata dalle continue ricerche delle cose più banali ... tipo l'inserimento delle proprietà in un documento di word, ad esempio ... UNA COSA ASSURDA, nulla è rimasto allo stesso posto di prima ...

Magari mi sbaglio, ma non ho ancora ricevuto alcun commento positivo da parte di gente che l'abbia provato ... Fatemi sapere cosa ne pensate. Ecco il link al sito per la prova gratuita:

http://office.microsoft.com/it-it/products/HA101687261040.aspx