martedì 22 gennaio 2008

L’ammissibilità fulminea

da http://www.costituzionalismo.it/articolo.asp?id=258

Un Azzariti così "arrabbiato" non lo si vede spesso ...

21/01/2008
L’ammissibilità fulminea: la Corte dopo una brevissima Camera di consiglio dichiara ammissibili tutti i referendum in materia elettorale.
di Gaetano Azzariti

E’ finita come tutti gli osservatori politici avevano pronosticato. Una fine folgorante. In meno di cinque ore di Camera di consiglio, tra le 11,30 e le 16,30 (ma interrotta da una “lunga pausa pranzo”), la Corte ha risolto l’intricata e contesa questione dell’ammissibilità dei quesiti referendari. Come è oramai consuetudine è stato anticipato il dispositivo della decisione: tutti ammissibili. Tra breve, con il deposito delle sentenze, potremo conoscere le motivazioni e solo allora sarà possibile esprimere un giudizio compiuto sull’operato della nostra Corte costituzionale.

Prima della decisione la discussione in sede dottrinale ha mostrato la diversità, la complessità e la delicatezza dei quesiti sottoposti all’esame del giudice costituzionale. Molti autorevoli costituzionalisti avevano espresso dubbi e tutti avevano invitato la Corte ad esaminare con grande attenzione i diversi profili collegati all’ammissibilità della richiesta referendaria. Presso il Palazzo della Consulta sono state depositate otto memorie (oltre s’intende a quelle del comitato promotore), le quali - in centinaia di pagine - argomentavano diffusamente le ragioni che avrebbero dovuto indurre la Corte ad una decisione di inammissibilità. I giudici costituzionali hanno ritenuto diversamente. Ciò che sorprende è la rapidità dei tempi della decisione. Ci si chiede come sia possibile giungere ad una decisione complessa in così breve tempo; ciò tanto più se rispondesse al vero l’indiscrezione di stampa secondo la quale due dei tre giudici relatori sarebbero stati contrari. Neppure il tempo per discutere con un minimo di approfondimento i singoli punti di diritto prospettati, neppure il tempo per provare a convincere i giudici dissenzienti. Perché tanta fretta? Non c’era nulla che meritasse un approfondimento o la decisione è apparsa poco rilevante?

I commentatori politici hanno apprezzato i tempi rapidi del giudizio. Ma i commentatori guardano alla politica e pensano al suo “tempo corto”, i giudici della Consulta devono invece guardare verso la Costituzione, nel rispetto del suo “tempo lungo”. Una decisione affrettata non sarebbe apprezzabile se dovesse andare a scapito della necessaria ponderazione.

La stessa immagine della Corte non viene rafforzata dalla costipazione dei tempi delle sue decisioni, dall’accelerazione eccessiva. Una Corte costituzionale autorevole non si caratterizza per la rapidità di giudizio, bensì per la sua capacità argomentativa, persuasiva, meditativa; tanto più attenta nell’esame dei diversi profili, quanto più capace di fornire una risposta convincente a tutte le obiezioni contrarie sollevate. Il faticoso lavoro del giudice custode del sistema costituzionale non può permettersi di essere distratto o frettoloso. La calma può essere considerata un bene necessario.

Una Corte autonoma ed influente, infine, è quella che rinviene nella Costituzione la sua esclusiva ragione legittimante, dovendo rispondere solo a questa. Su questa base si dovrà giudicare la sentenza, non su altro.

domenica 6 gennaio 2008

Giù le mani dalla Costituzione

Dal blog http://www.pieroricca.org/2006/11/08/giu-le-mani-dalla-costituzione2/
riporto questo appello ... che naturalmente sottoscrivo ...


vignette di Mauro Biani, Carovana per la Costituzione

Dai più diversi pulpiti si susseguono dichiarazioni favorevoli a una “grande riforma” della Costituzione. Esse contribuiscono a trasformare in senso comune questa discutibile opinione: il Paese è bloccato, spezzato, esige da troppi anni una riforma della Costituzione che lo renda governabile, efficiente e moderno. Non sono d’accordo e mi sento in diritto-dovere di dirlo dopo aver dato l’anima per far vincere il NO alla sciagurata riforma Bossi-Fini-Berlusconi. Propongo di ribadire fino a trasformare in patrimonio condiviso delle persone ragionevoli questi semplici concetti:

- Il 25 giugno 2006 la gran maggioranza dei votanti ha confermato fiducia alla vigente Costituzione, dicendo NO alla “devolution”, al “premierato forte” e al resto. Occorre rispettare questa decisione.
- Prima di essere cambiata, la Costituzione italiana merita di essere difesa, rispettata e attuata. per esempio con riguardo allo status dei partiti (art. 49).
- Le priorità dell’Italia sono di ordine morale e politico, non costituzionale.
- Può essere necessario provvedere a qualche aggiornamento della Carta, ma in punti specifici, con ampio dibattito nella società e attraverso le procedure ordinarie, previste dall’articolo 138 della Costituzione medesima.
- Viceversa non ci sono le condizioni, né storiche né politiche, per metter mano a una “grande riforma delle regole” attraverso apposite commissioni parlamentari o addirittura assemblee costituenti.
- Il rischio di nuovi inciuci è dietro l’angolo. Meglio non concedere nuove occasioni ai barattieri.

Per sottoscrivere questi concetti e sottoporli a chi di dovere: cliccate qui.

venerdì 4 gennaio 2008

ThyssenKrupp, una modesta proposta

Pubblico questa proposta tratta da "Il manifesto" di ieri ...
... io ci sto ...
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Gennaio-2008/art4.html

ThyssenKrupp, una modesta proposta
Gianni Ferrara

Il silenzio sta per avvolgere i morti della TyssenKrupp. Come di tutti i morti, si dice che riposano. Anche se non era quello il riposo che cercavano lavorando dodici ore al giorno. Lo si dice per placare le coscienze.
Noi, le nostre, non vogliamo che si plachino. Fin quando sapremo che, lavorando, sta rischiando la vita un solo operaio, una sola operaia. Fin quando non saremo certi che le condizioni di lavoro stanno assicurando efficacemente la massima tutela possibile a fronte del minimo infortunio possibile a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, proprio a tutte e a tutti.
Non vogliamo che le nostre coscienze si plachino fin quando uno, due, tre, quattro infortuni, ogni giorno, attentano alla sicurezza sul lavoro.
Non crediamo che gli imprenditori restino indifferenti alle notizie sugli infortuni che, qui in Italia, colpiscono lavoratori e lavoratrici, ogni giorno. Crediamo però che, nel porre il profitto al vertice dei loro obiettivi, lo considerino un fine prioritario ed un valore assoluto. Sappiamo che ad indurli a seguire tale credenza è l'ideologia dominante, quella che noi giudichiamo fallace, incivile, criminosa. Pensiamo infatti che suprema deve essere la garanzia della vita, dell'incolumità, della dignità umana. È scritto nella nostra Costituzione ripetutamente e a me è capitato di insegnarlo per una vita a migliaia di studenti di quattro Università della Repubblica. Lo si dovrebbe ricordare, senza stancarsi, agli imprenditori e a tutti.
Si potrebbe farlo, settimana per settimana, comprando un po' di spazio sul giornale della Confindustria per indicarvi il numero degli incidenti sul lavoro che risulta all'Inail. Potremmo tassarci e pagare noi la pubblicità sul costo del lavoro, sul costo del lavoro in termini di esposizione della persona umana ai pericoli per il proprio corpo.
So di non essere solo. Facciamolo.