venerdì 29 febbraio 2008

martedì 26 febbraio 2008

Tutti al mare ...

da: http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/24-Febbraio-2008/art14.html
pubblico questo articolo, che mi sembra significativo del malessere "a sinistra" ... le segreterie dei partiti continuano ad usare lo spauracchio di Berlusconi per far si che la gente voti ... "Se salirà LUI sarà per colpa VOSTRA" ... quante volte l'abbiamo sentito dire? Ma è davvero colpa dei delusi, o, piuttosto, di chi li ha delusi?

Tutti al mare

Astenuti a sinistra: seguiamoli

Andrea Fabozzi

E’ passato di mano in mano un sondaggio commissionato ad uso interno dal partito democratico. Non erano i risultati dei partiti a colpire gli osservatori, quanto la percentuale altissima di elettori dell’Unione che si diceva orientata a non votare. I delusi totali, stimati tra il 25 e il 30% di quanti nel 2006 avevano scelto un partito del centrosinistra. Per il Pd e per la Sinistra arcobaleno l’astensionismo di sinistra rischia di essere il lascito più pesante del governo Prodi. Ma la campagna elettorale è lunga e la speranza dei partiti è quella di riconquistare alla causa i potenziali astensionisti. Ce la faranno? Siamo andati a cercare in giro per l’Italia nove persone che a meno cinquanta giorni alle urne dichiarano che stavolta no, non andranno a votare. Si tratta di elettori fin qui irreprensibili: più o meno convinti hanno sempre votato (centro) sinistra. Li seguiremo. Una volta alla settimana torneremo ad interrogarli per scoprire se hanno cambiato idea oppure no. Attraverso loro vedremo se e come funziona la campagna di Veltroni e Bertinotti.

Facciamo le presentazioni, da sud a nord. Silvio vive a Palermo, ha 56 anni e fa il fotografo. Nel 2006 ha votato Ds al senato e Comunisti italiani alla camera. Andrà a votare alle regionali «perché Lombardo è una copia di Cuffaro» ma alle politiche al momento pensa di no. Ce l’ha soprattutto con i partiti dell’arcobaleno: «Al governo hanno fatto la parata, la recita della sinistra». A Reggio Calabria c’è Giuseppe, 55 anni, docente di informatica, elettore del Pdci a cui non piace la Cosa rossa «perché è fatta a tavolino e la candidatura di Bertinotti calata dall’alto». Annalisa, lettrice precaria all’università, 34 anni, di Bari, ha votato Ds e Ulivo nel 2006 ma poi ha scoperto che le politiche di Prodi «non si distinguevano da quelle di Berlusconi». Poca fiducia nel Pd «e mi dispiace per Veltroni, che pure ha un linguaggio diverso dagli altri». Alessandro, 35 anni, programmatore a Napoli aveva votato per Di Pietro. Oggi è deluso soprattutto per la prosecuzione della missione in Afghanistan. E non è nemmeno troppo spaventato da Berlusconi che «certo guida una banda di malfattori, ma gli altri? Non mi pare che abbiano chiuso con la politica degli imbrogli». Ilenia, 28 di Roma, dottoranda in storia, elettrice del Pdci si è accorta successivamente che «non ha senso parlare di sinistra visto che hanno dimostrato di non avere un’indipendenza di giudizio, sui diritti civili il governo ha ascoltato solo gli altolà della Chiesa. Per tornare a votare ho bisogno di veder facce nuove». Parola a Giulio, 50 anni impiegato nel commercio a Bologna: «Ho votato Di Pietro e Ds ma adesso basta, hanno litigato su tutto. Berlusconi certo è uno scandalo, ma anche Bassolino e Mastella lo sono. E anche Cofferati, per il quale Veltroni mi chiede di tornare a votare...». Elena, 35 anni, avvocato di Genova elettrice di Rifondazione aveva creduto alla promessa di cambiare la legge sull’immigrazione «ma la Amato Ferrero dorme in parlamento da aprile». Tanti mestieri, tutti precari, Sebastiano ha 35 anni e vive a Padova, alle scorse elezioni ha votato Verdi e Prc ma adesso non si fa convincere dalla Sinistra arcobaleno «perché mi pare che l’agenda continui a dettarla Veltroni». Giacomo, 34 anni, fisioterapista di Milano ha votato Rifondazione nel 2006e sta partecipando alle riunioni della Sinistra arcobaleno ma trova che sia «troppo chiusa nelle segreterie dei partiti. E Bertinotti poi, l’avevo visto in tv giurare che si sarebbe ritirato...». Da sabato prossimo vedremo se questi nove voti che mancano alla sinistra e al Pd saranno recuperati.

domenica 17 febbraio 2008

VOI SIETE QUI

da "Il Manifesto" del 10 febbraio 2008 ... come non essere d'accordo?

Il marketing e il simbolo
Alessandro Robecchi

Tra le cose più entusiasmanti dell'attuale fase politica c'è senza dubbio la questione dei simboli, dove si intrecciano storie secolari e scienze moderne (il marketing). Non c'è bisogno di andare lontano: la croce è senza dubbio un simbolo potentissimo e millenario, uno straziante strumento di tortura che è diventato un marchio - anche ideologico - planetario. Tanto sufficiente a se stesso, verrebbe da dire, che lo vediamo spesso pendere dorato e luccicante tra le tette delle soubrette, senza che ciò provochi alcuno smottamento emotivo. Fini e i suoi postfascisti rinunciano in un quarto d'ora alla famosa fiamma, che per anni li aveva visti discutere animatamente su radici, identità e tradizioni, sempre ben ancorate all'area manganello & olio di ricino. E siccome la situazione è grave ma non seria, assisteremo probabilmente allo spegnersi di un'altra fiamma, quella dei fascisti non pentiti alla Storace, che pur di prendere il treno di Silvio la spegneranno volontieri. Nel frattempo possiamo prepararci a simboli nuovi (una rosa bianca, perché no), oppure esercitarci satiricamente sui simboli che Mastella, o Dini, potrebbero adottare (un tariffario?). E poi, naturalmente (veniamo a noi) c'è la falce e martello, simbolo secolare delle lotte delle classi subalterne. Cancellare quel simbolo? Lasciarlo? Il dibattito è straziante, ma anche un po' ridicolo. Fregiarsi di falce e martello e poi votare a favore delle missioni «di pace», per esempio, non corrisponde al crocefisso che occhieggia ammiccante dalla scollatura? Forse bisognerebbe lottare per cambiarli i simboli, non per tenerli immutabili. Per esempio se la sinistra italiana adottasse come simbolo un grafico che mostri quanto pesa la rendita, quanto il profitto e quanto il reddito da lavoro in questo modernissimo paese, lancerebbe un messaggio assai chiaro, da far sobbalzare chiunque.