La Cassazione precisa sul caso Englaro, di Vincenzo Carbone (1° Presidente)
Pubblico -e sottoscrivo- un commento di Steve in relazione alla richiesta del Presidente del Senato, Schifani, di sollevare conflitto di attribuzioni nei confronti della Corte di Cassazione, che si sarebbe, a suo dire, sostituita al Parlamento in una materia così delicata come l'eutanasia, ed al relativo chiarimento del 1° Presidente della Corte di Cassazione sulla decisione adottata.
Trovo veramente incredibile che il Senato — organo del potere legislativo — intenda sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Corte di Cassazione — organo del potere giudiziario — per il semplice fatto che la Corte medesima (in applicazione dell’art. 111, 7° c. della Costituzione e dell’art. 65 del RD 30/01/1941 n. 12 sull’ordinamento giudiziario), “quale organo supremo della giustizia”, abbia assicurato “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, [e] l’unità del diritto oggettivo nazionale” anche nel caso Englaro.
Benissimo ha fatto il Presidente della Corte dott. Carbone a precisare che «La Corte con tale pronuncia si è limitata ad affermare un principio di diritto sulla base della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente».
Effettivamente, come chiarito dal prof. Gianni Ferrara, «non si può immaginare che il senato possa intervenire con un suo atto sugli effetti che specificamente derivano dalla sentenza. Porrebbe in essere una legge-sentenza. E questa sì che, invadendo l'ambito della giurisdizione, si porrebbe in modo esemplare come violazione del principio e delle norme relative alla divisione dei poteri.». L’illustre costituzionalista ha poi affermato, riferendosi alla mancata legge di attuazione della Convenzione di Oviedo in materia di testamento biologico, che «di abdicazione alla sovranità dello stato italiano si tratta quando si omette di legiferare in materie che attengono al “rispetto della persona umana” di cui all'art. 32 della Costituzione.» (G. Ferrara, Il diritto di Eluana, il manifesto, 17.07.2008).
Ormai in Italia si vorrebbe che i Giudici dessero un’interpretazione orientata ai “valori unici” di una (presunta) “nazione italiana”; ovviamente si suppone che la “nazione italiana” non sia il complesso pluralistico degli individui-cittadini, bensì un macroantropo, un “fantomatico omone” dotato di un nucleo granitico e bene ordinato di valori, di cui sono — manco a dirlo — qualificati interpreti alcuni soggetti politici, qualche personaggio religioso di spicco, nonché certi ben (auto)selezionati(si) opinionisti dei quotidiani. Questo modo di (s)ragionare ricorda in qualche modo le teorie di Carl Schmitt sul “custode della Costituzione”, il capo o füher che guida misticamente il popolo nella sua unità di “sangue e suolo”: per inciso, le teorie di chi approvò le pratiche autoritarie del presidente della repubblica di Weimar prima e dei nazisti poi.
Ma, almeno questa volta, «di fronte alla diserzione del potere legislativo il diritto al rispetto della persona umana ha trovato nella giurisdizione, nella Cassazione italiana, la sua garanzia» (G. Ferrara, nell’articolo citato più sopra).
1 commento:
Addendum
In considerazione dell'esito della votazione nelle due camere - e della pilatesca astensione del pd - «di fronte alla diserzione del potere legislativo il diritto al rispetto della persona umana» di Eluana troverà ora, nella Corte costituzionale, la sua garanzia? Che cosa resta a una persona quando è privata del diritto di decidere in merito alle scelte tragiche della propria esistenza? Fino a quando e a dove continuerà l'imperialismo etico dei teo-dem/com? Ripetendo la domanda che ponevo tempo fa, quousque tandem abutere patientia nostra?
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