lunedì 26 ottobre 2009

lunedì 21 settembre 2009

Se tutti i preti fossero così, forse vivremmo in un mondo migliore ...

da Micromega

La strage di Kabul e la strage della libertà di stampa

di Paolo Farinella, prete

I titoli di quasi tutti i giornali, dei tg e dei commentatori sono unanimi: «Strage di Italiani in Afghanistan: 6 militari uccisi». Ecco il modo ideologico di leggere e dare false notizie per vere. La «strage» riguarda 20 afghani e 6 militari, tutti uccisi nello stesso istante e con le stesse modalità; poi vi sono oltre 60 feriti afghani e 4 militari italiani. I feriti italiani sono stati rimpatriati per le cure necessarie, gli afghani sono rimasti per strada e se non interviene Emergency restano lì ad aumentare il numero dei morti afghani.

A costo di apparire cinico (e non lo sono) non riesco a piangere questi morti «italiani», isolati dal loro contesto reale. Mi dispiace e sono addolorato che qualcuno debba morire così e per le loro famiglie che adesso avranno un vuoto esistenziale e affettivo che nessuno potrà riempire: non le parole d’ordinanza della retorica politica che subito ne ha fatto degli «eroi» in appoggio ad una politica miope, demenziale e incivile che pretendeva di esportare la democrazia con le armi e assicurare la sicurezza seminando morte tra la popolazione inerme afghana. Morti inutili, morti senza senso.

No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov’è l’eroismo nell’uccidere sistematicamente, per sbaglio o per fuoco amico, civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?

Dopo 8 lunghi anni di guerra, quali risultati ha portato la peacekeeping o la peacemaking? Se si chiama «peace» lo sterminato stuolo di mutilati, di affamati, di morti, come si deve chiamare la «guerra» o per dirla alla moderna la «war»? Prima che arrivassero Bush e i suoi valvassini in Afghanistan i talebani erano considerati «occupanti»; ora dopo 8 anni di occupazione occidentale, il popolo tifa per i talebani e potenzia le divisioni tribali che hanno portato ad un aumento di potere dei «signori locali della guerra » che hanno imposto la loro legge, aumentato la coltivazione del papavero e diffuso capillarmente la corruzione.

Dopo 8 anni di «peace-keeping» l’Afghanistan si trova con un presidente fantoccio, Karzai, corrotto e corruttore, che sta lì perché ha imbrogliato almeno un milione e mezzo di schede elettorali, che per vincere e avere i voti dei capi tribù ha introdotto nel diritto «democratico», difeso dalle armi occidentali, il diritto del marito di stuprare, violentare, picchiare e anche uccidere la moglie e le donne in sua proprietà. E’ questo l’obiettivo per cui sono morti i militari italiani, inglesi, spagnoli, tedeschi, e americani? Ne valeva la pena!

Sono morti inutili, morti che dovrebbero suscitare vergogna in chi li ha mandati e lì li ha tenuti e anche in coloro che vi sono andati per scelta libera e volontaria per avere uno stipendio proporzionato. No! Non sono eroi, sono vittime come sono vittime i morti afghani, come sono vittime i talebani usati dall’occidente quando venivano comodo contro i Russi e da questi, a loro volta, armati quando servivano alla bisogna; mentre ora i beniamini di ieri sono i nemici di tutti.

I funerali si Stato di questi sventurati morti per nulla o per la vanagloria dei loro fantocci governanti, come i 19 morti di Nassiriya, sono a mio avviso l’appariscenza di una retorica vuota e colpevole perché incapace di fare politica e politica di pace. Il potere assatanato si serve ha bisogno di carne da macello che poi copre con gli onori di Sato: tanto pagano sempre i cittadini «sovrani» che non contano nulla.

La strage di Kabul, in Italia, ha interrotto «la democrazia», facendo spostare la manifestazione a favore della libertà di stampa di sabato 19 settembre 2009 ad altra data. E’ il segno della mistificazione. Queste morti sono funzionali al governo che così raffredda la piazza, allontana un colpo di maglio sferrato dalla società e il presidente del consiglio, l’amico di Bush e Putin, riprende la scena, mostrandosi affitto e piangente ai funerali «dei nostri ragazzi», espressione orrenda che nega la verità dei fatti e conferma le ragioni che vi stanno dietro: questi «ragazzi» sono i militari di carriera che sono andati da sé in un Paese in guerra e sono andati armati. Non sono «ragazzi», sono consapevoli e responsabili delle loro scelte e delle loro morti.

Spero che i figli e le famiglie non me ne abbiano perché il modo migliore per onorare i morti è continuare a garantire i diritti di tutti, non solo quelli di qualcuno, creando le condizioni perché questi diritti possono essere esercitati. Un pilastro della democrazia è la libertà di stampa e la libertà totale di criticare il governo. La «strage» di Kabul ha colpito in Italia, a 4.000 km di distanza, uccidendo insieme agli innocenti Afghani e ai soldati italiani, quella democrazia che solo un pazzo poteva è pensare esportare. In compenso si è saputo uccidere la democrazia italiana: chi ha deciso di spostare la manifestazione del 19 settembre è diventato complice della strage di Kabul, estendendola fino a noi. Ora la guerra è totale.

Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.

(18 settembre 2009)

venerdì 28 agosto 2009

Su Facebook: "Legittimo torturare i clandestini" Tra gli amici Bossi, suo figlio e Roberto Cota

da http://laltranotizia1.blogspot.com/2009/08/su-facebook-legittimo-torturare-i.html la legittimazione della tortura mi mancava ... SEMPRE MEGLIO ...


ROMA
- "Immigrati clandestini: torturali! E' legittima difesa". Lo sostiene una pagina Facebook chiamata "Lega Nord Mirano" a cui sono legati da "amicizia" oltre 400 persone. Accanto a nomi tradizionali della mitologia del Carroccio come "Attila flagello di Dio" e "Padano guerriero", troviamo nomi eccellenti come Umberto Bossi e suo figlio Renzo, ideatore del gioco "Rimbalza il clandestino" (poi tolto da Fb dopo la denuncia di Repubblica.it).

Tra i nomi che si fanno notare anche Enzo Erminio Boso, già parlamentare leghista, e Roberto Cota, capogruppo alla Camera. Che dopo il divampare delle polemiche si è cancellato: "L'amicizia su Facebook si dà in buona fede a centinaia di soggetti ogni giorno e non si può in alcun modo essere responsabili delle condotte altrui". Cota minimizza dunque la sua "amicizia" alla pagina xenofoba e invece se la prende con "il circuito mediatico impazzito" e con chi avrebbe utilizzato per questa pagina "un manifesto ritoccato graficamente" e che "la Lega non ha mai ideato". "Ho ovviamente fatto rimuovere subito l'amicizia a questa fantomatica pagina - conclude il capogruppo - e lo stesso farà Umberto Bossi".
Anche il segretario della Lega Nord Mirano si è affrettato a disconoscere la pagina di Fb: "E' solo uno scherzo di cattivo gusto". E ha poi aggiunto: "Faremo delle indagini per capire chi è stato e se dovessi scoprire che è iscritto alla Lega non c'è dubbio che lo allontanerò all'istante".
La pagina e soprattutto le amicizie eccellenti hanno comunque suscitato un vespaio di polemiche. Il primo a intervenire è stato Walter Veltroni: "Stamattina aprendo Facebook ho visto un'email inviatami da un'amica di Brescia: è la foto che la sezione di Mirano della Lega Nord usa come immagine di profilo. E' un manifesto con il simbolo della Lega e sotto la scritta Immigrati clandestini, torturarli è legittima difesa". L'ex segretario del Partito democratico ha poi aggiunto: "Io credo che questo sia inaccettabile. E' contrario a ogni forma di civiltà, prima ancora che alla nostra storia e alla nostra tradizione di emigranti". Veltroni ha perciò annunciato: "Chiederò al ministro degli Interni Maroni di adoperarsi perchè venga immediatamente cancellato". E dopo avere letto le dichiarazioni di Cota e del segretario del Carroccio di Mirano, Veltroni aggiunge: "Ho visto che c'è stata una mezza smentita però per me è più una conferma che una smentita. E' solo l'ultimo episodio di un linguaggio barbaro, figlio di una cultura intollerante che deve essere combattuta con grande nettezza".

In campo è sceso anche l'Osservatorio antiplagio chiedendo ai politici di prendere le distanze e alle autorità d'intervenire perchè la pagina venga cancellata". Risposta anche dalla comunità di Facebook dov'è nato il gruppo "Cancelliamo la pagina della Lega Nord di Mirano" che in poche ore ha già centinaia di iscritti.

L'Arci, invece, presenterà un nuovo esposto alla Procura e chiederà all'opposizione parlamentare "di presentare con urgenza una mozione di sfiducia nei confronti di un ministro indegno di ricoprire tale ruolo". Reazioni indignate anche dall'ex capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli, Paolo Cento (Verdi-Sinistra e libertà) e Marco Di Lello (Partito socialista).

Fonte: Repubblica.it

sabato 15 agosto 2009

Clandestini, la geografia delle aggressioni

da http://laltranotizia1.blogspot.com/2009/08/clandestini-la-geografia-delle.html

Non era ancora scoccata la nuova era del reato di clandestinità che già ai “volenterosi carnefici” nostrani prudevano le mani. Venerdì sera nel centro della movida di Torino. Una banda armata di spranghe assalta un ragazzo che finisce all’ospedale con un polmone perforato da una coltellata. Nonostante che l’aggressione avvenga al grido di guerra “Marocchino di m…, ti sei anche vestito bene” la polizia al momento esclude il movente razziale. Sfortunate coincidenze allora. Poco dopo a fare le spese della stessa squadraccia sarà un giovane bengalese. Tre giorni prima, a Roma,

un suo connazionale di 23 anni era stato pestato a sangue da un gruppetto di locali, tra cui un dodicenne. Spedizione punitiva perché, forse, si dice, aveva fatto degli apprezzamenti su una ragazza italiana. A Napoli la sera prima era stato picchiato selvaggiamente un indiano, racconta un lettore di Repubblica.

A occhio è una tendenza che promette solo di peggiorare. I nuovi untermenshen creati ex lege non hanno diritti e se qualcuno abuserà di loro l’ultima cosa che vorranno fare sarà di andare a sporgere denuncia alla polizia. Perché metterebbero nei guai, prima di tutto, loro stessi. Sarebbe come costituirsi.

Relax degli atleti dopo il triathlon di Osiglia

9 agosto 2009: Matteo, Gio, Enrico ed io affrontiamo il triathlon sprint di Osiglia ...
Già, Osiglia, ovvero la Trivero della Liguria ... stesso paesaggio, stessa temperatura ... come essere a casa ...
risultati buoni, visto che il percorso in bici aveva parecchie salite ...
Matteo 1'23''42, Enrico 1'23''45, Gio 1'25''20, io 1'31''44 ...

10 agosto 2009 scendiamo dai monti e proviamo a trovare il sole a Finale Ligure ... è durato due ore, poi temporale ... tutti a casa ...

... Alla prossima avventura

sabato 4 luglio 2009

"In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio"

A proposito della vicenda scandalo che ha coinvolto due giudici della Corte Costituzionale ...

Completamente d'accordo con queste conclusioni ..

Il giudice Mazzella ritornerà ad essere un uomo libero quando si dimetterà dall’incarico: nel
frattempo resta un uomo libero che ricopre però una carica costituzionale e, come tale, è
astretto da regole precise. Quelle regole che consentono a noi, che non ricopriamo cariche
ma siamo semplici cittadini, di essere a nostra volta uomini liberi in uno Stato di diritto, e di
essere garantiti dalla tracotanza di chi esercita, in un modo o nell’altro, il potere. Potere
che è legittimo se e soltanto se si mantiene dentro quelle regole.

Ma leggete l'intero articolo ...

http://www.forumcostituzionale.it/site/images/stories/pdf/documenti_forum/temi_attualita/corte_costituzionale/0003_bin.pdf

martedì 23 giugno 2009

Non stento a credere che sia vero ...

Un violinista nella metropolitana. Una storia vera. Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari. Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: "In un ambiente comune ad un'ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?". Ecco una domanda su cui riflettere: "Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?"

mercoledì 17 giugno 2009

Al peggio non c'è limite ...

Da www.beppegrillo.it pubblico questo articolo ...
Pensavo di essere ormai preparata a tutto ... invece ... Sono riuscita ancora a restare senza parole

Littoria
Brambilla ha prestato giuramento alla Repubblica e alla Costituzione come ministro. Per coerenza, durante la festa dei Carabinieri a Lecco, dopo l'Inno di Mameli, ha fatto il saluto romano. Si è fatta prendere dall'entusiasmo. I Carabinieri, benemeriti per aver arrestato a suo tempo Mussolini su ordine del Re, non l'hanno imprigionata per vilipendio alla Repubblica aggravato dalla carica istituzionale.
Littoria ogni mattina si guarda allo specchio e si chiede: "Chi è la ministra più bella del Reame?". Lo specchio non risponde, ma lei sa in cuor suo di essere solo la seconda classificata dopo la Carfagna e prima della Gelmini. Peccato, c'è sempre una ministra più ministra di te. Questione di calendari. Peccato per la fondatrice delle migliaia e migliaia di Circoli della Libertà provvisoria. Per una che ha dato tutta sé stessa come modella di collant e di autrice e protagonista della trasmissione sadomaso: "I misteri della notte". Peccato che sia finita così, solo ministro del Turismo. Un posto occupato persino da "Plis, plis vizit aur cauntri" Rutelli.
Littoria Brambilla è una speranza, un auspicio, un segnale di ottimismo. Infatti, se lei è diventata ministro, chiunque può farcela. E' come il sogno americano dove tutto è possibile. E' lo "Psiconano Italian Dream".
Il Turismo è una delle principali industrie del Paese. Littoria ha detto in diretta televisiva: "Sono molto ansiosa di mostrare l'immagine nuova dell'Italia alla quale il presidente Berlusconi lavora da giorni". logo-magic-italy-sito-internet-italia.jpg Ha quindi estratto da una cartelletta un disegno con scritto: "Magic Italy". In pratica una televendita di pentolame ideata da un venditore di spazzole.
Littoria vuol riesumare il portale Italia.it, l'immonda creatura informatica di Lucio Stanca che ci costò 45 milioni di euro. Il sito aperto e poi subito chiuso dopo aver visto quello che c'era dentro. In seguito il capo magazziniere della IBM è stato promosso alla guida dell'EXPO 2015 di Milano. logo-italiait.gifIl logo è ancora tutto da definire, l'obiettivo minimo è quello di superare il cetriolone rutelliano. Littoria anticipa: "Pur essendo ancora in corso di definizione, possiamo però anticipare che i colori utilizzati saranno il bianco, il nero, il rosso e il verde". I tre colori della bandiera italiana insieme al colore del fascismo.
Eia, eia, Brambillà!

mercoledì 10 giugno 2009

Europa, istruzioni per l’uso (interno)

da VOGLIOSCENDERE pubblico questo articolo, che condivido pienamente ... pur pensando che in Italia non è Berlusconi il vero problema ... sono gli italiani che lo continuano a votare ... è il berlusconismo imperante ... ed è, ma questo c'è anche nell'articolo, l'inconsistenza della sinistra


Vignetta di NatangeloOra d'aria

l'Unità, 8 giugno 2009


Non è vero che la campagna elettorale sia stata brutta, o inutile. S’è parlato poco di Europa. Ma in compenso s’è parlato molto di Berlusconi e della sua indegnità a rappresentare l’Italia. Si è toccato con mano ancora una volta il suo disprezzo per le regole. Si è constatata la geometrica potenza del suo conflitto d’interessi, che gli ha consentito di scorrazzare per tutte le tv, senza una domanda, come se fossero casa sua (e in effetti, come gli ha ricordato la direttora di Rai Parlamento, Giuliana Del Bufalo, lo sono). Ora che il plotone di europarlamentari appena eletti sta per partire alla volta di Bruxelles e Strasburgo, ci permettiamo un auspicio per quelli dei partiti di opposizione: andate al Parlamento europeo e occupatevi soprattutto di lui, di Silvio Berlusconi. Denunciate le vergogne che quotidianamente perpetra in Italia, tenete alta l’attenzione delle istituzioni comunitarie sull’incredibile “caso Italia”, sollecitatele a prendere posizione e a occuparsi di noi senza tregua. Chiedete l’apertura di procedure di infrazione per lo scandalo del monopolio televisivo berlusconiano, che viola tutte le regole europee sulla libera concorrenza (vedi sentenza della Corte di Lussemburgo sullo scandalo Rete4-Europa7).

Chi vi ha eletti l’ha fatto per questo, non per altro. Il clima internazionale è favorevole: la stampa estera ci tiene gli occhi addosso e ha cominciato a fare al nostro satrapo le domande che la stampa italiana, salvo rarissime eccezioni, non può o non vuole fare. L’indulgenza diplomatica che ha circondato il sultano italiota in questi anni s’è improvvisamente interrotta, col venir meno delle sue tradizionali sponde. La coppia Bush-Blair è un lontano ricordo. L’avvento di Obama ha fatto la differenza: il nostro è l’unico premier occidentale che non è stato ancora ricevuto dal nuovo presidente Usa, il famoso “abbronzato” (anche dell’invito alla Casa Bianca per metà giugno, millantato in campagna elettorale, non s’è più saputo nulla).

Al ducetto restano l’amico Putin e l’amico Gheddafi (che tra breve pianterà la sua tenda in un parco di Roma): due sinceri democratici. L’isolamento internazionale del pover’ometto non è mai stato così ampio e l’atteggiamento delle tv e dei giornali di tutto il mondo libero, da quelli di sinistra a quelli di destra, ne è un riflesso. Non è il “complotto” mondiale di cui vaneggia lui, ma è certo il sintomo di una crescente insofferenza per un personaggio imbarazzante agli occhi degli altri leader (e non solo per il ceco Topolanek, fotografato nudo a casa Berlusconi in circostanze ancora tutte da chiarire). Sarebbe ben triste se la stampa e le diplomazie internazionali scavalcassero in intransigenza le opposizioni italiane, se l’antiberlusconismo sfoderato dal Pd in campagna elettorale si tramutasse, chiuse le urne, nell’eterno ritorno al dialogo, cioè all’inciucio. Gli elettori, quelli rimasti, non lo dimenticherebbero.

sabato 9 maggio 2009

9 maggio 1978 ...

da http://www.paginaitaliana.de/moro.html ...

Il 16 marzo 1978, il presidente dell'allora Democrazia Cristiana italiana, On. Aldo Moro, venne sequestrato a Roma a Monte Mario in via Fani dalle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta vennero assassinati. Viene rapito mentre si stava recando in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo Andreotti costituito con l'appoggio e l'ingresso del PCI nella maggioranza programmatica e parlamentare, da Moro ampiamente favorito. Per tutta la durata di quel sequestro (55 giorni) i media e l'opinione pubblica italiana, europea e mondiale seguirono col fiato sospeso quel tragico fatto. Con vari ultimatum, pena la vita dello statista, le BR chiedono un riconoscimento politico del loro movimento e la liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino. PCI-DC sono per la "fermezza", "rifiutare ogni compromesso", il PSI è invece per la trattativa. Passano 53 giorni di lacerazioni politiche, Vennero mobilitati politici di ogni Paese, lo stesso Papa Paolo VI, addirittura Cosa Nostra: invano. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, lo statista venne ucciso dalle Br. Il suo corpo sarà trovato nel bagagliaio di una Renault R 4 rossa, posta emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure. Ai funerali sono presenti tutti i partiti, ma è assente la famiglia, che polemizza (e polimezzerà sempre) "la fermezza"; di aver escluso degli spiragli per trattare la vita del loro congiunto e di avere abbandonato al suo destino e con cinismo, lo statista.

sabato 18 aprile 2009

Chi può sapere com'è andata veramente?

da http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_18/schiavi_remigio_radolli_acdf757a-2beb-11de-b2aa-00144f02aabc.shtml

Articolo "leggermente" di parte ... chi può sapere com'è andata? Ok, non criminalizziamo quest'uomo ... che probabilmente avrà agito per legittima difesa ... d'altronde, vige ancora il principio di presunzione di non colpevolezza, no? Sia per lui che per il presunto rapinatore, però ... Non criminalizziamolo, ma non ergiamolo neppure a Santo ... per onor di giustizia ...

Milano, picchiato da un rapinatore. Un collegio di avvocati lo difenderà gratis

«Io, un buono costretto a sparare
Non avevo mai avuto paura»

L’orefice difeso da tutto il paese: sono sollevato ora che il bandito sta meglio

L'orefice con il volto tumefatto dopo la rapina e la sparatoria
L'orefice con il volto tumefatto dopo la rapina e la sparatoria
MILANO—L’orefice Remigio Radolli è una roccia con la faccia tumefatta, un gigante che non riesce a essere cattivo neanche con il cranio fracassato e la frattura del setto nasale: si alza in piedi nella stanzetta al nono piano dell’ospedale di Monza e la sua voce che rimbomba lascia capire di che pasta è fatto: «Sono sollevato se mi dite che anche lui sta meglio». Lui è il bandito albanese che giovedì è entrato nel suo negozio a Cinisello Balsamo e non ha neanche detto «questa è una rapina »: gli si è buttato addosso mentre prendeva un orologio e l’ha colpito con il calcio di una pistola, e poi pugni e calci mentre i due complici stavano sulla porta vestiti da spazzini. Radolli aveva una calibro 22 nel cassetto che forse era convinto di non dovere mai usare, è riuscito a prenderla e ha sparato, quattro, cinque, sette colpi. L’ha ferito gravemente.

«E adesso è qui con gli occhialoni scuri che coprono i lividi sugli occhi, con il figlio, gli amici, i telefonini che gli portano la solidarietà del paese e con gli infermieri che dicono «con questi disperati in giro è sempre peggio». Non c’è la tv in camera e non ci sono giornali sul letto, Radolli non ci tiene a vedere la sua foto con la camicia insanguinata. Scherza coi medici che gli hanno cucito la testa: «Scusatemi, vi sto creando un po’ di casino... ». Ma sente il peso di una vicenda che poteva finire molto peggio, e si commuove quando parla di un collega che conosceva e ci ha rimesso la vita, otto anni fa, a Milano in via Padova: si chiamava Bartocci.

Nelle facce non c’è scritto il destino, ma quella di Remigio Radolli è quella di un uomo tranquillo che non si porta addosso l’immagine del giustiziere: lavoro, lavoro, lavoro, dicono in paese e lui conferma con un sorriso. Profugo dalla Croazia negli anni Sessanta, cresciuto nelle «coree » di Cinisello, quartieri di immigrati e sfollati, una casa povera, la passione per gli orologi, le mani abilissime nelle riparazioni, «era un mago », conferma l’assessore al Commercio Giuliano Viapiana, «un uomo di una bontà esagerata, con un carattere forte, schietto, ma sempre pronto ad aiutare qualcuno». A Cinisello sono tutti con lui, dicono che ha sparato perché si è sentito minacciato come persona, ma anche nella sua attività. Si interessava della sicurezza, anche: aveva organizzato l’associazione dei commercianti di via Garibaldi, dove c’è il suo negozio.

«Mai avuto paura», racconta, mai pensato a un’aggressione del genere. Uno pensa che quel che accade di tragico sia sempre altrove, e invece, un giorno qualunque, può succedere anche a lui. «Siamo in un mondo balordo, che non si capisce più», dice. E stringe la mano al cronista con forza, con lo stesso vigore con cui afferra quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che è venuto a trovarlo, con il sottosegretario Micaela Brambilla, per una «solidarietà pubblica e privata ». Ieri c’era stata la Lega. «Io ho la fortuna di conoscere questo signore — spiega La Russa — è un uomo che ha coraggio: la sua faccia insanguinata è il volto di un italiano che non ha accettato di arrendersi alla violenza. Ha il diritto di avere lo Stato al suo fianco».

Il Ministro parla di un collegio di difensori pronti ad aiutarlo, gratuitamente. L’orefice Radolli ringrazia: dice che ci penserà lui. La Russa annuisce. Si conoscono: la nipote del ministro fa nuoto agonistico nella stessa squadra del figlio dell’orefice. Sono le 17: è l’ora delle visite. Nella stanza di Radolli si affacciano gli amici di famiglia. Ancora strette di mano, pacche sulle spalle. «E’ andata», fa lui. Sta in piedi, nonostante lo choc e i traumi. «Ha dovuto far coraggio anche alla moglie, era lei la più spaventata», racconta una caposala. Si presenta Alberto Bozzetti, il primario maxillofacciale che deve rimettergli a posto naso e mandibola: «L’altro giorno non gli hanno fatto una carezza, hanno picchiato duro. Ma si riprenderà presto: ha una grande carica umana». E’ un via vai: «Il mio amico Remigio è duro come la roccia e buono come il pane», racconta un vicino di casa, arrivato a Cinisello dal Friuli negli stessi anni di Radolli. L’orefice non è solo, il paese è con lui. In questa storia non ci sono sceriffi o giustizieri, c’è gente normale che la sera desidera tornare a casa dopo aver messo al sicuro l’incasso della giornata, che tiene nel cassetto la pistola dell’estremo pericolo. E ci sono dei balordi, dei disperati senza testa, dei violenti che danno alla vita il valore di uno sputo. «Scriva qualcosa di bello», mi saluta Radolli. Ma come si fa? Qui è sempre peggio.

giovedì 2 aprile 2009

News dalla Corte Costituzionale sulla Legge 40/2004 ... poco, ma meglio di niente ...

Dall'Ufficio Stampa della Corte Costituzionale
1 aprile 2009

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 3 del medesimo articolo nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna.
La Corte ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.

venerdì 6 marzo 2009

Direttamente da "NonNotizie, la tua fonte di disinformazione" ...

NonNotizie:Nasce lo sciopero virtuale

26 febbraio 2009

Un autista che sciopera virtualmente
Un autista che sciopera virtualmente

Roma - Dopo la Realtà virtuale, il Cinema dinamico e il sesso via internet, nasce ufficialmente lo sciopero virtuale. Da un'idea dell'illustre Karl Marx, condivisa successivamente persino dall'economista britannico John Maynard Keynes, lo sciopero virtuale è stato perfezionato dal poliedrico Maurizio Sacconi proprio in questi giorni ed è pronto a cambiare per sempre la vita dapprima degli impiegati nel settore trasporti, successivamente di tutti gli italiani.

"Un giorno stavo aspettando il pullman per andare a sincerarmi delle condizioni di Eluana in ospedale" racconta commosso lo stesso Sacconi "quando, dopo due giorni di attesa, sono stato informato che era in corso uno sciopero. Così per colpa di questa brutta abitudine nostrana, non sono potuto andare a scambiare quattro chiacchiere con l'arzilla giovinetta. Ed è stato proprio in quel frangente che ho ricordato la lezione dei padri dell'economia mondiale!"

Ma come funziona lo sciopero virtuale? Quale simpatico accorgimento potrà mai coniugare il diritto allo sciopero con il diritto alla schiavitù? Ebbene, il funzionamento è molto semplice e può essere riassunto in due parole: lavorare gratis. Proprio così amici! Basta occupare illecitamente le piazze per qualche soldo in più in busta paga! Basta organizzare cortei, assentarsi all'improvviso dal posto di lavoro e minacciare la libertà di spostamento di ogni cittadino sul suolo italiano!

In una democrazia virtuale, i lavoratori meritano diritti virtuali
~ Maurizio Sacconi

Da oggi, ogni autista di pullman sottopagato potrà aderire allo sciopero standosene comodamente seduto al suo posto di lavoro per le canoniche 8-10 ore lavorative, ottenendo inoltre di non ricevere la paga giornaliera proprio come in un vero sciopero! Perchè sbattersi fino in centro città o sotto la sede del governo per manifestare, quando è possibile fare tutto questo in remoto? Con l'installazione di una webcam (che non lederà assolutamente il diritto alla privacy) il lavoratore potrà cantare e inneggiare nel classico stile comunista, direttamente dal sedile di guida!

Naturalmente, non si sono fatte attendere le reazioni sul fronte politico: Dario Franceschini, leader virtuale della sinistra virtuale, ha espresso al Tg1 il proprio plauso all'iniziativa, dichiarando: "Noi siamo avanti, è da mesi che facciamo l'opposizione virtuale".
"È indubbiamente un passo avanti nel confronto tra politica e lavoratori." hanno dichiarato all'unisono i portavoce di UIL, CGIL, CISL, COBAS, KINDER, e tutti gli altri sindacati legati ai trasporti pubblici, per nulla preoccupati da questo nuovo provvedimento definito da alcune malelingue liberticida e in aperto contrasto col diritto allo sciopero. Inoltre alcuni ex membri delle Brigate Rosse avrebbero dichiarato che se durante gli anni '70 ci fosse stato un simile trattamento per i lavoratori, non ci sarebbe stato alcun spargimento di sangue, confermando implicitamente di essere totalmente a favore della politica del governo Berlusconi.

martedì 3 marzo 2009

Ci risiamo ... il tutto nell'indifferenza se non nell'approvazione generale ...

Per vedere quanto è accaduto, cliccate qui

A Bergamo manganellate della polizia


Repubblica — 02 marzo 2009 pagina 21 sezione: CRONACA

BERGAMO - Due autonomi in manette, altri 57 denunciati. All' indomani degli scontri nelle vie centrali di Bergamo, crescono le polemiche sull' azione delle forze dell' ordine intervenute per disperdere la manifestazione organizzata dai centri sociali cittadini per contrastare l' apertura di un nuovo circolo di Forza nuova. Durante gli scontri, sono stati arrestati L. T., 20 anni di Como e E. C., 24 anni residente a Seriate (Bergamo) e altre 57 persone sono state denunciate. Ma le riprese video dell' intervento della polizia rilanciate sul sito Internet di Repubblica documentando la violenza degli scontri avvenuti intorno alle 18 tra le vie Paglia e Paleocapa hanno innescato centinaia di interventi di censura. In particolare per l' immagine che mostra un manifestante bloccato a terra da un agente che gli preme la testa sotto lo scarpone. Proteste raccolte dal consigliere regionale lombardo del Prc, Luciano Muhlbauer che ora chiede «urgenti chiarimenti ai responsabili locali e Al Ministro degli Interni su quanto avvenuto a Bergamo dove le forze dell' ordine hanno non solo permesso, ma persino protetto un corteo non autorizzato del movimento neonazista Forza Nuova, mentre poco dopo sono stati invece caricati con rabbia e rastrellati a decine i manifestanti antifascisti». La polizia non esclude di esaminare anche i filmati della manifestazione dei militanti di Forza Nuova, per verificare se siano stati commessi reati, ma intanto il direttore di Canale Italia, Angelo Cimarosti, denuncia il pestaggio da parte degli agenti di un suo operatore: «Un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter del Tg che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato». Su Repubblica Tv gli incidenti di Bergamo. E i video che documentano le cariche della polizia REPUBBLICA RADIO TV

lunedì 16 febbraio 2009

Sul caso Englaro - di Paolo Zatti

Dal Forum dei Quaderni Costituzionali

Condivido pienamente le preoccupazioni espresse nell'articolo ...

Non so chi sia questo Ercole del Vecchio, ma mi pare un grande ...

Dal forum delle Camere Penali riporto uno dei suoi tanti interventi ...
E' del 10 febbraio 2009, e si stava dibattendo sulla denuncia da parte delle Camere Penali a Di Pietro per Vilipendio al Capo dello Stato ... notizia di reato che, per fortuna, è poi stata archiviata ...

"Sig. Chiezzi,

Come vede in pochi giorni, ore oseri dire, tutto il nostro discettare è stato ampiamente superato dagli eventi:

Così a Voi penalisti toglieranno la soddisfazione di ben due terzi della vostra intima essenza se, come sembra, la riforma del processo prevederà un solo grado di giudizio, inappellabile ( aumenterete le parcelle del 66% in tal caso?).

Che poi la mattina il senato approvi a comando questa vaccata e la sera il governo decreta d'urgenza di fregarsene non di 1 non di 2 nè di 3 e nemmanco di 4 gradi di giudizio, già emessi da corte d'appello, cassazione, corte costituzionale, corte europea e tar della lombradia, ribaltandone il verdetto, fa parte di quel gioco al "grande oriente d'italia" a cui il direttorio delle camere penali ha deciso di far parte e mostra, in fieri, tutto il suo paradosso: bella paga vi hanno dato quelli del governo!

In considerazione che la nostra polemica è nata sulla denuncia di vilipendio al Capo dello Stato da parte del senatore Di Pietro e con la stessa libertà d'interpretazione- assimiliazione che ho letto in altri interventi ad opera di un Suo collega, pensa che dare dell'assassino a Napolitano valga una denuncia o il suo presidente attualmente è in ferie?

La Saluto con una sola certezza: la civiltà di questo forum, dove è consentito ancora esprimersi liberamente.

Ercole Del Vecchio"

sabato 7 febbraio 2009

Che Piazza Navona sia servita?

Sul caso Englaro, per fortuna il Presidente "si è svegliato" ... mi sembra il minimo, di fronte ad un Decreto Legge che sfida ogni più elementare principio del diritto, ma ... tant'è ...
Ecco il link al testo integrale della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, precedentemente alla approvazione da parte del Consiglio dei ministri di un decreto legge in relazione al caso Englaro
http://www.costituzionalismo.it/aggiornamento.asp?id=452
ora vedremo, se verrà emanata la "Legge lampo", e cosa accadrà ...

Intanto, vedremo anche come procede, sull'altro fronte, la denuncia delle Camere Penali a Di Pietro
http://www.camerepenali.it/NewsDetail.aspx?idNews=10440
Non è riportato il testo integrale di quanto detto da Di Pietro, e per fortuna un lettore del sito delle Camere Penali vi ha posto rimedio:
Ecco il link: http://www.camerepenali.it/forum.aspx?p=posts&f=292&t=2767&m=5969
ed ecco il commento, riportato:

***
Mittente: F.T.
Salve,
le volevo far notare una piccola precisazione su quello che avete scritto nella pagina web http://www.camerepenali.it/NewsDetail.aspx?idNews=10440.

avete scritto:
*“*Vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di piazza Navona. Ma in una civile piazza c’è il diritto di manifestare, Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi? A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?”; *_e proseguendo,_ in un crescendo di toni che eccitavano il furore della piazza, ha concluso con la seguente pesantissima frase “*Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso*”.

mentre avete omesso:
*
/*Lo possiamo dire o no? *Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli*. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l'Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c'è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d'accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d'accordo sull'oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d'accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il *silenzio* è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non _VOGLIAMO_ rimanere in silenzio. */

la parola "silenzio mafioso" non era riferita a Napolitano, era all'interno di una parentesi, era riferito a noi vittime della Mafia che non vogliamo stare in silenzio.

con un animo sempre maggiormente rassegnato,
Cordiali saluti


***

Che dire? Speriamo che il tutto si risolva in modo da poter credere ancora, almeno un po', all'esistenza dello Stato di Diritto ...

Vale

venerdì 30 gennaio 2009

Vauro è sempre grande ...

http://temi.repubblica.it/micromega-online/

martedì 20 gennaio 2009

La fine dell’indipendenza dei magistrati e della democrazia costituzionale


fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/01/la-fine-dellindipendenza-dei-magistrati.html

Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.

Riportiamo qui sotto la notizia con la freddezza di un lancio di agenzia.

Oggi due magistrati sono stati trasferiti e uno è stato addirittura sospeso dallo stipendio (misura che si comminava prima per condotte – E NON PER PROVVEDIMENTI - gravissime come una ipotesi di corruzione o simili) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere.

Come questo possa essere ritenuto compatibile con gli articoli 101 («i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione resta un autentico mistero.

Come una qualunque riforma fatta da Berlusconi possa porre l’indipendenza della magistratura in una condizione peggiore di quella in cui l’ha posta questo C.S.M. è un altro mistero.

L’effetto intimidatorio di questi provvedimenti su tutti i magistrati, che da domani, quando uno dei tanti avvocati/onorevoli in giro per i Tribunali o uno dei tanti capi di uffici giudiziari amici di questo o quel potente uomo politico li minacceranno rispetto al possibile contenuto di questo o quel provvedimento, si vedranno passare davanti l’immagine del Procuratore Apicella privato dello stipendio solo per il contenuto di un atto giudiziario da lui approvato, è evidente.

Cosa abbiano in comune con la maggior parte dei magistrati italiani quelli che stanno al C.S.M. e ai vertici dell’A.N.M. (che hanno applaudito sui giornali all’iniziativa del ministro Alfano) è difficile comprenderlo.

Da oggi, comunque, l’indipendenza dei magistrati, che è sempre stata compressa più di ogni altra cosa, non esiste più neppure formalmente.

Della democrazia in questo Paese non è rimasto più niente. Solo vuote parole per imbonire un popolo di sudditi.

E' una notte profondissima. Abbiamo il cuore a pezzi e un dolore profondo nell'anima.

Non siamo stati capaci di difendere ciò per cui tanti sono morti.

Abbiamo tradito tutti i colleghi assassinati per non essersi piegati all'ingiustizia e Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa e Vittorio Bachelet e ogni singolo poliziotto e carabiniere caduto in servizio e ogni onest'uomo che ha sacrificato il proprio interesse a quello di tutti.

Ci hanno consegnato un patrimonio di valori pagato con le loro vite e noi abbiamo permesso che fosse buttato via per le brame di potere di pochi.

La storia si incaricherà, come sempre, di farci pagare a caro prezzo questo tradimento.



da Ansa.it del 19 gennaio 2009

ROMA - E’ contenuto in una ventina di righe il dispositivo della decisione con la quale la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio del procuratore di Salerno Luigi Apicella e il trasferimento dei suoi colleghi Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, del pg di Catanzaro Enzo Jannelli e del suo sostituto Alfredo Garbati. “La sezione disciplinare del Csm, visti gli articoli 13, secondo comma e 22, primo comma del decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, in parziale accoglimento della richiesta del pg presso la Cassazione e del ministro della Giustizia dispone: - la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio nonché il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura del dott. Luigi Apicella, con corresponsione al medesimo di un assegno alimentare nella misura sancita dall’articolo 10, secondo comma del decreto legislativo n. 109 del 2006”; - il trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale di Salerno all’attuale sede e dalla funzione requirente; - il trasferimento cautelare e provvisorio dei dottori Enzo Jannelli, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catanzaro e Alfredo Garbati, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Catanzaro, dall’attuale sede e dalla funzione requirente”. La sezione disciplinare inoltre “rigetta la richiesta di trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Domenico De Lorenzo, sostituto pg presso la Corte di appello di Catanzaro e Salvatore Curcio, sostituto procuratore presso il tribunale di Catanzaro, applicato alla procura generale presso la Corte di appello di Catanzaro”.

venerdì 9 gennaio 2009

Io difendo la Costituzione contro il Regime






Riporto una parte significativa del documento "Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega"

lunedì 5 gennaio 2009

Divide et impera

«… separare le carriere. Chiunque abbia minima cognizione dell’argomento afferra i sottintesi: il pubblico ministero diventa fatalmente avvocato del governo; il ministro li arruola, paga, comanda, trasloca, promuove, premia, castiga, dimette; eccoli ubbidienti uomini del re; combinato al monopolio della domanda penale, questo sistema alleverebbe una repubblica facinorosa, a parte i guasti d’anima ed economia; impunità dei governativi, occhio aperto sugli avversari molesti.»

Franco Cordero, I diritti delle Procure e quelli degli indagati, La Repubblica, 21/08/2004

Frase di quattro anni e mezzo fa, ma sempre attuale ...