
Fonte http://nicopillinini.blogspot.com/
... The mind is like a parachute, it works best when it is opened ...
9 agosto 2009: Matteo, Gio, Enrico ed io affrontiamo il triathlon sprint di Osiglia ...
Ha quindi estratto da una cartelletta un disegno con scritto: "Magic Italy". In pratica una televendita di pentolame ideata da un venditore di spazzole.
Il logo è ancora tutto da definire, l'obiettivo minimo è quello di superare il cetriolone rutelliano. Littoria anticipa: "Pur essendo ancora in corso di definizione, possiamo però anticipare che i colori utilizzati saranno il bianco, il nero, il rosso e il verde". I tre colori della bandiera italiana insieme al colore del fascismo.
Ora d'aria
da http://www.paginaitaliana.de/moro.html ...
MILANO—L’orefice Remigio Radolli è una roccia con la faccia tumefatta, un gigante che non riesce a essere cattivo neanche con il cranio fracassato e la frattura del setto nasale: si alza in piedi nella stanzetta al nono piano dell’ospedale di Monza e la sua voce che rimbomba lascia capire di che pasta è fatto: «Sono sollevato se mi dite che anche lui sta meglio». Lui è il bandito albanese che giovedì è entrato nel suo negozio a Cinisello Balsamo e non ha neanche detto «questa è una rapina »: gli si è buttato addosso mentre prendeva un orologio e l’ha colpito con il calcio di una pistola, e poi pugni e calci mentre i due complici stavano sulla porta vestiti da spazzini. Radolli aveva una calibro 22 nel cassetto che forse era convinto di non dovere mai usare, è riuscito a prenderla e ha sparato, quattro, cinque, sette colpi. L’ha ferito gravemente. 
L'orefice con il volto tumefatto dopo la rapina e la sparatoria
«E adesso è qui con gli occhialoni scuri che coprono i lividi sugli occhi, con il figlio, gli amici, i telefonini che gli portano la solidarietà del paese e con gli infermieri che dicono «con questi disperati in giro è sempre peggio». Non c’è la tv in camera e non ci sono giornali sul letto, Radolli non ci tiene a vedere la sua foto con la camicia insanguinata. Scherza coi medici che gli hanno cucito la testa: «Scusatemi, vi sto creando un po’ di casino... ». Ma sente il peso di una vicenda che poteva finire molto peggio, e si commuove quando parla di un collega che conosceva e ci ha rimesso la vita, otto anni fa, a Milano in via Padova: si chiamava Bartocci.
Nelle facce non c’è scritto il destino, ma quella di Remigio Radolli è quella di un uomo tranquillo che non si porta addosso l’immagine del giustiziere: lavoro, lavoro, lavoro, dicono in paese e lui conferma con un sorriso. Profugo dalla Croazia negli anni Sessanta, cresciuto nelle «coree » di Cinisello, quartieri di immigrati e sfollati, una casa povera, la passione per gli orologi, le mani abilissime nelle riparazioni, «era un mago », conferma l’assessore al Commercio Giuliano Viapiana, «un uomo di una bontà esagerata, con un carattere forte, schietto, ma sempre pronto ad aiutare qualcuno». A Cinisello sono tutti con lui, dicono che ha sparato perché si è sentito minacciato come persona, ma anche nella sua attività. Si interessava della sicurezza, anche: aveva organizzato l’associazione dei commercianti di via Garibaldi, dove c’è il suo negozio.
«Mai avuto paura», racconta, mai pensato a un’aggressione del genere. Uno pensa che quel che accade di tragico sia sempre altrove, e invece, un giorno qualunque, può succedere anche a lui. «Siamo in un mondo balordo, che non si capisce più», dice. E stringe la mano al cronista con forza, con lo stesso vigore con cui afferra quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che è venuto a trovarlo, con il sottosegretario Micaela Brambilla, per una «solidarietà pubblica e privata ». Ieri c’era stata la Lega. «Io ho la fortuna di conoscere questo signore — spiega La Russa — è un uomo che ha coraggio: la sua faccia insanguinata è il volto di un italiano che non ha accettato di arrendersi alla violenza. Ha il diritto di avere lo Stato al suo fianco».
Il Ministro parla di un collegio di difensori pronti ad aiutarlo, gratuitamente. L’orefice Radolli ringrazia: dice che ci penserà lui. La Russa annuisce. Si conoscono: la nipote del ministro fa nuoto agonistico nella stessa squadra del figlio dell’orefice. Sono le 17: è l’ora delle visite. Nella stanza di Radolli si affacciano gli amici di famiglia. Ancora strette di mano, pacche sulle spalle. «E’ andata», fa lui. Sta in piedi, nonostante lo choc e i traumi. «Ha dovuto far coraggio anche alla moglie, era lei la più spaventata», racconta una caposala. Si presenta Alberto Bozzetti, il primario maxillofacciale che deve rimettergli a posto naso e mandibola: «L’altro giorno non gli hanno fatto una carezza, hanno picchiato duro. Ma si riprenderà presto: ha una grande carica umana». E’ un via vai: «Il mio amico Remigio è duro come la roccia e buono come il pane», racconta un vicino di casa, arrivato a Cinisello dal Friuli negli stessi anni di Radolli. L’orefice non è solo, il paese è con lui. In questa storia non ci sono sceriffi o giustizieri, c’è gente normale che la sera desidera tornare a casa dopo aver messo al sicuro l’incasso della giornata, che tiene nel cassetto la pistola dell’estremo pericolo. E ci sono dei balordi, dei disperati senza testa, dei violenti che danno alla vita il valore di uno sputo. «Scriva qualcosa di bello», mi saluta Radolli. Ma come si fa? Qui è sempre peggio.
26 febbraio 2009
Roma - Dopo la Realtà virtuale, il Cinema dinamico e il sesso via internet, nasce ufficialmente lo sciopero virtuale. Da un'idea dell'illustre Karl Marx, condivisa successivamente persino dall'economista britannico John Maynard Keynes, lo sciopero virtuale è stato perfezionato dal poliedrico Maurizio Sacconi proprio in questi giorni ed è pronto a cambiare per sempre la vita dapprima degli impiegati nel settore trasporti, successivamente di tutti gli italiani.
"Un giorno stavo aspettando il pullman per andare a sincerarmi delle condizioni di Eluana in ospedale" racconta commosso lo stesso Sacconi "quando, dopo due giorni di attesa, sono stato informato che era in corso uno sciopero. Così per colpa di questa brutta abitudine nostrana, non sono potuto andare a scambiare quattro chiacchiere con l'arzilla giovinetta. Ed è stato proprio in quel frangente che ho ricordato la lezione dei padri dell'economia mondiale!"
Ma come funziona lo sciopero virtuale? Quale simpatico accorgimento potrà mai coniugare il diritto allo sciopero con il diritto alla schiavitù? Ebbene, il funzionamento è molto semplice e può essere riassunto in due parole: lavorare gratis. Proprio così amici! Basta occupare illecitamente le piazze per qualche soldo in più in busta paga! Basta organizzare cortei, assentarsi all'improvviso dal posto di lavoro e minacciare la libertà di spostamento di ogni cittadino sul suolo italiano!
Da oggi, ogni autista di pullman sottopagato potrà aderire allo sciopero standosene comodamente seduto al suo posto di lavoro per le canoniche 8-10 ore lavorative, ottenendo inoltre di non ricevere la paga giornaliera proprio come in un vero sciopero! Perchè sbattersi fino in centro città o sotto la sede del governo per manifestare, quando è possibile fare tutto questo in remoto? Con l'installazione di una webcam (che non lederà assolutamente il diritto alla privacy) il lavoratore potrà cantare e inneggiare nel classico stile comunista, direttamente dal sedile di guida!
Naturalmente, non si sono fatte attendere le reazioni sul fronte politico: Dario Franceschini, leader virtuale della sinistra virtuale, ha espresso al Tg1 il proprio plauso all'iniziativa, dichiarando: "Noi siamo avanti, è da mesi che facciamo l'opposizione virtuale".
"È indubbiamente un passo avanti nel confronto tra politica e lavoratori." hanno dichiarato all'unisono i portavoce di UIL, CGIL, CISL, COBAS, KINDER, e tutti gli altri sindacati legati ai trasporti pubblici, per nulla preoccupati da questo nuovo provvedimento definito da alcune malelingue liberticida e in aperto contrasto col diritto allo sciopero. Inoltre alcuni ex membri delle Brigate Rosse avrebbero dichiarato che se durante gli anni '70 ci fosse stato un simile trattamento per i lavoratori, non ci sarebbe stato alcun spargimento di sangue, confermando implicitamente di essere totalmente a favore della politica del governo Berlusconi.

Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.
«… separare le carriere. Chiunque abbia minima cognizione dell’argomento afferra i sottintesi: il pubblico ministero diventa fatalmente avvocato del governo; il ministro li arruola, paga, comanda, trasloca, promuove, premia, castiga, dimette; eccoli ubbidienti uomini del re; combinato al monopolio della domanda penale, questo sistema alleverebbe una repubblica facinorosa, a parte i guasti d’anima ed economia; impunità dei governativi, occhio aperto sugli avversari molesti.»
Franco Cordero, I diritti delle Procure e quelli degli indagati, La Repubblica,