mercoledì 3 febbraio 2010

A proposito della Sentenza della Corte EDU sul crocifisso, ma non solo ...

Bellissimo questo articolo (cliccate sul link): La supervisione europea presa sul serio

Riporto alcuni punti ...

... Sul margine di apprezzamento
"Nel sistema CEDU (...) la dottrina del margine di apprezzamento (...) riserva agli stati uno
spazio per decidere come applicare gli standards della Convenzione nel modo più corrispondente
alle condizioni interne".
"E’ del tutto chiaro che, se applicata con ampiezza, la dottrina del margine di apprezzamento può minare alle fondamenta la tutela sovranazionale dei diritti umani"

... Sul caso Lautsi
"nei contesti in cui la maggioranza appartiene ad una determinata religione, non tutte le manifestazioni della stessa sono accettabili, poiché possono costituire una forma di pressione su coloro che non vi appartengono. E poiché il crocifisso, nonostante le argomentazioni bizantine del
governo italiano, può ragionevolmente essere interpretato come un simbolo religioso tale esposizione può turbare le coscienze di coloro che non si riconoscono nel Cattolicesimo, i quali si
“sentiranno istruiti in un ambiente scolastico marcato da una determinata religione”. “La libertà
négativa non si limita all’assenza di servizi o insegnamenti religiosi, ma si estende alle pratiche e ai simboli che esprimono, in particolare o in generale, una credenza, una religione, o l’ateismo. Questo diritto negativo merita una protezione particolare quando è lo stato ad esprimere una
credenza e se il soggetto è posto in una situazione da cui non può sottrarsi o può farlo solo a prezzo di un sacrificio sproporzionato".
"Nel far propria questa costruzione, e rifiutando così di dirimere i conflitti tra maggioranza e
minoranze sulla base della dottrina del margine di apprezzamento, i giudici di Strasburgo
conquistano finalmente un fisiologico ruolo “contro maggioritario”, il ruolo di una Corte che
bilancia la logica democratica maggioritaria, per la salvaguardia dei diritti delle minoranze. Il
sistema internazionale di tutela dei diritti, serve infatti precisamente per correggere alcune delle
maggiori deficienze della democrazia maggioritaria, in particolar modo fornendo un surplus di
tutela alle minoranze"

... Sul concetto di "tolleranza"
"La presenza obbligatoria del crocifisso corrisponde ad un modello non pluralista di tolleranza, di cui fornisce una lucida definizione Jaques Derrida: “tolleranza è dire all’altro, da una posizione sopraelevata io ti lascio esistere, ti faccio posto nella mia casa, ma tu non devi mai dimenticare di essere a casa mia…”"
"Il caso italiano e quello bavarese costituiscono esempio eloquenti di queste tendenze. In
entrambi il crocifisso è assunto a simbolo di una non meglio identificata "identità occidentale" o
"europea" di cui la cristianità, nella sua versione laicizzata, costituirebbe una radice fondamentale"

... Sulle sentenze di Tar Veneto e CdS sul caso Lautsi
"Nella sentenza del TAR Veneto, poi confermata dal Consiglio di Stato, sul caso Lautsi, il giudice coglie “una percepibile affinità ... tra il «nocciolo duro» del cristianesimo, che, privilegiando la carità su ogni altro aspetto, fede inclusa, pone l’accento sull’accettazione del diverso, e il «nocciolo duro» della Costituzione repubblicana, che consiste nella valorizzazione solidale della libertà di ciascuno e quindi nella garanzia giuridica del rispetto dell’altro”. Quindi, nonostante alcuni disgraziati incidenti quali "l’inquisizione, l’antisemitismo e le crociate”, Il “nucleo centrale e costante della fede cristiana” si rinviene "agevolmente" (!) nel “principio di dignità dell’uomo, di tolleranza, di libertà anche religiosa e quindi in ultima analisi nel fondamento della stessa laicità dello Stato”. Sarebbe dunque paradossale escludere nel nome della laicità proprio il simbolo che ne costituisce la rappresentazione. Al contrario, il crocifisso va esposto, perché simboleggiando i valori fondamentali del patto costituzionale, ha una importante funzione pedagogica per tutti gli scolari, indipendentemente dalla religione che essi professano".

... Sul binomio schmittiano amico-nemico
"Stabilendo un’identità di massima tra valori cristiani e civiltà occidentale, in particolare con il
riferimento alla tolleranza come monopolio dell’identità cristiano-occidentale, si finisce però per
allinearsi con i teorici dello “scontro di civiltà”, come Samuel Huntington"
"L’uso in chiave antagonistica della religione e della laicità, ripropone poi una rivisitazione del binomio schmittiano amico-nemico, l’individuazione di un’identità collettiva omogenea che si
oppone agli outsiders, ai quali chiede forzatamente di adeguarsi, accettando di condividere, anche
visivamente, i valori maggioritari, pena il divieto o la limitazione dell’accesso alla sfera pubblica".
"la differenza religiosa (nella sua versione patologizzata) diventa l’elemento primario per la
costruzione del nemico. Dal “complotto ebraico” alla minaccia del terrorismo islamico, possiamo
individuare il medesimo processo di emarginazione, esclusione e, infine, di colpevolizzazione di
una minoranza che finisce per divenire un “nemico oggettivo”"
"Gli Italiani, semplicemente, non sono tutti cristiani, e non solo per il fatto che alcuni di essi
hanno tradizioni religiose diverse, ma anche perché sono individualmente dotati del libero arbitrio e possono dunque scegliere di non essere cristiani, e anche di rifiutare attivamente ed esplicitamente la cristianità in tutte le sue declinazioni, radici culturali comprese"

... Sul concetto di laicità
"lo stato laico non può imporre identità precostituite e omnicomprensive, e deve offrire un ambiente includente a tutti, specialmente a chi è più vulnerabile, come i bambini. E per questo non può dar adito al sospetto di preferire una religione rispetto alle altre o all’assenza di religione, attraverso l’affissione di simboli che, per lo meno plausibilmente, possono essere ad essa associati"

... ed infine: perché non va bene la soluzione bavarese
"Certo, esiste la soluzione bavarese, da alcuni auspicata, e cioè la soluzione di obbligare le scuole
all’affissione del crocifisso, salvo individuare specifici compromessi nel caso qualcuno protesti.
Non è però una soluzione giusta, anche solo semplicemente perché pretende un sacrificio
sproporzionato da parte dei singoli dissidenti, che devono sfidare la volontà delle maggioranze per ottenere il rispetto dei propri diritti".
"L’ambiguità di questa procedura è emersa chiaramente quando una scuola e, successivamente, la corte amministrativa della Baviera hanno rigettato le obiezioni dei genitori di uno scolaro, definendole “pretestuose e polemiche” ed affermando che l’ateismo della famiglia non costituisce un motivo serio per obiettare all’esposizione del crocifisso. In ultima istanza la Corte Suprema Amministrativa (Bundesverwaltungsgericht) ha accolto invece le argomentazioni dei genitori dissenzienti, affermando che la libertà di coscienza include anche quella di non credere (Bundesverwaltungsgericht, sentenza n. 21/1999, 21 aprile 1999)"