mercoledì 31 marzo 2010
martedì 23 marzo 2010
Autobiografia di una maggioranza - di Andrea Scanzi
riporto tutto l'articolo ... votiamo la foto più bella ... io sono indecisa tra la croce celtica e la casalinga di Voghera ...
Autobiografia di una maggioranza
di Andrea Scanzi
Vi rode, eh? Siete cresciuti col mito fatuo delle manifestazioni, degli scioperi, delle adunate. Credevate che gli unici capaci di scendere in piazza fossero quelli di sinistra, cioè voi, pusillanimi e lavativi, ieri rossi e oggi viola. E invece vi è caduto un altro postulato effimero: siete carne morta (cit).
Berlusconi ha adunato un milione di adepti, che per Emilio Fede sono 12 e per il filosofo Gasparri (che li ha contati uno ad uno, usando i fagioli zolfini come pallottoliere) addirittura 39.
E’ stato un trionfo. All’acme di una giornata in cui hanno trionfato amore e gioia, c’è stato anche il giuramento. Lo si osservi: neanche Stefano Benni sott’acido avrebbe saputo fare di meglio.
Stavolta non faremo (parlo in prima persona plurale, come il Divino Otelma) l’esegesi di reperti audio-video. Racconteremo bensì (?) L’Evento mediante alcuni scatti fotografici. Faremo satira visiva. Funziona così: se ridete, sono bravo io. Se non ridete, non capite le mie battute perché siete ignoranti e la vostra idea di cultura coincide con le bozze di Emmaus di Alessandro Baricco. Se vi prende un po’ di malinconia, siete nati nel paese sbagliato.
Si dia inizio, con media sicumera, alla carrellata.

Questo scatto dimostra, da solo, come le cifre prosserte (?) da Silvio Berlusconi corrispondano al vero. C’era davvero un milione di persone in piazza. Alle centocinquantamila assise nell’agone repubblichino e puntualmente rilevate dalla Questura (organo notoriamente bolscevico), vanno infatti aggiunte le 700mila unità assiepate dentro il capannone verdolino (in basso a destra) e le 49mila999 infermiere nascoste, una sopra l’altra, dentro le ambulanze. La milionesima persona, sepolta sotto la tomaia della Brambilla, era Luigi Amicone. Luigi uno di noi, uuuuuuno di noi, Luigi uuuuuno di noiiiiiii (tutti insieme: è un coro da stadio, va fatta anche la ola brandendo un autoscatto di Taradash per amplificare l’effetto scenico).

- Le stazioni del calvario (Terza Sosta): Al ballo mascherato della gran società

Spuntano nuove menti eccelse (le stesse, verosimilmente, che hanno scritto “vincie” con due “i”, chiara libertà letteraria dai rimandi gaddiani). Ecco il Sindaco di Roma, Alemanno, che più che ridere pare tradire un certo imbarazzo nell’osservare la pettinatura Big Jim dell’ineffabile Fitto. Al centro, statuaria come un castello di sabbia in un giorno di maremoto, troneggia la Polverini. Ella ride. Ecco: la Polverini ride. Sempre. Fateci caso: in ogni foto, lei ride. Le va concesso di prendere benissimo la sua situazione (Moacyr Barbosa fu zimbellato per molto meno *). Accanto a lei, un ex fascista qualsiasi. Nella tasca dell’ex fascista qualsiasi, spunta il ciuffo di Brontolo (nomignolo affettuoso, s’intende: ho sempre amato le favole). Alla destra della foto, la Santanché continua a citare Sylos Labini con Meluzzi (fuori inquadratura). Della foto piace molto lo sguardo affascinante di Giovanardi, che appare dietro Alemanno esibendo un profilo greco vagamente riconducibile a Jabba the Hat (con la “a”, non con la “u”: Hat, non Hut. Non è una Pizza).
- Le stazioni del calvario (Quarta Sosta): L’ernia sacrificale di Alfano

Ella ride. E’ lei è lei, è la Polverini. Che ride. Ride. Ride. Oh, quanto ride. Varie correnti di pensiero si interrogano sulle motivazione di tale ilarità irrefrenabile. Tesi pecoreccia: Cicchitto ce sta a prova’. Tesi boccaccesca: Gasparri, con fare tronfio e virile, ha appena sganciato una pugnetta di media consistenza chimica. Tesi littoria: Alemanno stava imitando Mussolini a Piazza Venezia (come si evince dalla postura prognatica), e alla Polverini Piazza Venezia ha sempre fatto ridere molto. La foto, di grande tenore drammatico, commuove per il sacrificio spinale del Ministro Alfano, che nello stentoreo tentativo di abbassarsi ai livelli sotto il livello del mare di Brontolo, lascia sul campo tre vertebre, un’ernia iatale e uno scompio dorsale fulminante. Vi sia lode.
- Le stazioni del Calvario (Quinta Sosta): L’ira funesta del divino Brontolo

La foto, bella come il sole in un giorno di tsunami, denota il cipiglio della classe politica berlusconiana. Nello specifico, cosa stava dicendo Brunetta? Ipotesi musicale: stava cantando, con foga autobiografica, Un giudice di De André. Ipotesi erotica: stava dicendo “Questa qua dietro mi tira come un carro di buoi in salita”, alludendo alla sciantosa rossastra che spunta (parecchio) da sopra (va be’) le sue spalle. Ipotesi dotta: stava gridando “Pocciate qua, comunisti di questa gran ceppa de minchia” (però con affetto). Ipotesi fetish: stava urlando “Che palle ‘sto tacco 12, io oggi volevo venire a piedi nudi ma Silvio non ha voluto”.
- Le stazioni del Calvario (Sesta Sosta): In the name of love

Questo scatto, da solo, mostra l’amore a cui alludono i leader del centrodestra. Un amore totalizzante e totalitario, fatto di affetto e tolleranza, fratellanza e libertà. Un amore che, se solo Himmler fosse ancora vivo, si sentirebbe quasi a casa.
- Le stazioni del Calvario (Settima Sosta): La giustizia

Amena foto, che molto ha fatto discutere, in cui i manifestanti mettono alla gogna personaggi (tarocchi) sgraditi. Guardiamoli, allora, questi tarocchi. C’è il “matto” Di Pietro, e mi pare giusto. C’è la “morte” Bonino, e mi pare simpatico. C’è la “giustizia” Borsellino, e mi pare sintomatico. E’ questa la differenza tra loro e voi, cari cazzoni comunisti. Che voi, quando fate le manifestazioni, trasudate odio e insultate il giuslavorista Biagi, il presidente della Repubblica, il Papa. Loro, no. Loro arrivano a sputtanare un uomo che ha dato la vita per la lotta alla mafia, denotando con ciò un pessimo messaggio etico a questo paese. Pronta è arrivata la smentita: Borsellino, hanno detto gli organizzatori, era messo lì proprio come contrapposizione “buona” a Di Pietro. Ne prendiamo atto (uso sempre il plurale, come il Divino Otelma). E’ una rettifica che fa piacere. Ci sfugge, però, come l’elogio di Borsellino possa andare di pari passo con gli inviti a non rispettare, odiare e denigrare la magistratura italiana. Inviti lanciati, con la consueta piacevolezza, anche sabato dal Capopopolo (cit) che “ha battuto ogni record nelle democrazie occidentale sono al 61 percento dei consensi non sono in crisi la sinistra sa solo odiare il popolo è con me i giudici dettano l’agenda elettorale il Milan ha pareggiato ahi ahi ahi io so’ io e voi non siete un cazzo”.
- L’approdo al Golgota: Autoscatto di un paese intero

Ebbene, cari trotzkisti, questa non è una donna: è uno specchio. Questa donna è l’Italia. L’Italia della maggioranza. Quella che tranquilla coltiva l’orribile varietà delle proprie superbie. Come una malattia. Come una sfortuna. Come un’anestesia. Come un’abitudine.
* Se non sapete chi è Moacyr Barbosa, non è colpa mia. Non posso star qui a spiegarvi sempre tutto.
sabato 20 marzo 2010
The wolf
Ci sono cose che non cambiano, ci sono punti fermi ... che cerchi di spostare ... ma che ritornano ... che ti accorgi che sono rimasti sempre lì ... a volte più evidenti, altre più nascosti ...
A cui cerchi di non pensare ... che cerchi di ignorare ... ma che in realtà ti aiutano a vivere ... anzi, ti fanno sentire vivo ...
Traverso impassibile anche mille oscurità ... e continuerò ... in silenzio ... nonostante tutto ... e fino all'eternità ...
venerdì 19 marzo 2010
Il sacro Colle - di Marco Travaglio, L'espresso, 18 marzo 2010
Sono completamente d'accordo ...
Il sacro Colle
di Marco Travaglio, L'espresso, 18 marzo 2010Secondo tutti i giuristi degni di questo nome, il decreto 'salva-liste' con cui il governo ha tentato di legalizzare ex post le proprie liste illegalmente presentate nel Lazio era illegale e incostituzionale. Illegale perché la legge 400/1988 vieta i decreti in materia elettorale e non è mai stata abrogata. Incostituzionale perché il decreto sanava solo le irregolarità delle liste Pdl e non delle altre bocciate in varie parti d'Italia; e pretendeva di dettare la sentenza al Tar, già investito del caso, così che - ha confessato il ministro Ignazio La Russa - "non possa darci torto". Se il presidente della Repubblica abbia fatto bene o male a firmare un decreto illegale e incostituzionale, è questione aperta: rientrava nella sua discrezionalità farlo o non farlo. La Costituzione gli consente di rinviare al mittente una legge se non gli piace o gli ripugna. Che possa rinviarla solo quando è "manifestamente incostituzionale", come sostengono alcuni corazzieri della penna, non sta scritto da nessuna parte. E non è vero che, se la legge respinta viene riproposta identica, lui sia obbligato a firmarla.
Che succederebbe se il governo decretasse che i voti dati al Pdl valgono doppio? È ovvio che rifiuterebbe di promulgare sia la prima sia la seconda volta, dopodiché spetterebbe al governo sollevare il conflitto di attribuzioni alla Consulta e a questa stabilire chi ha sbagliato. Ma ancora una volta il malvezzo della 'moral suasion' ha legato le mani a Napolitano. Il 4 marzo un Berlusconi più minaccioso del solito gli ha sottoposto informalmente la prima versione del decreto. Il presidente ha anticipato che non l'avrebbe firmata e ha indicato i punti inaccettabili, partecipando così alla stesura della seconda versione. Che l'indomani, previo intervento di Gianni Letta, ha promulgato (senz'accorgersi, fra l'altro, che le elezioni regionali sono regolate da leggi regionali, immodificabili con norme nazionali). Il che forse non sarebbe accaduto seguendo la via maestra: il capo dello Stato attende, sordo e muto, che il governo vari il decreto, e solo dopo decide se firmarlo o no.
Tutto ciò premesso: che male c'è a criticare Napolitano per aver firmato una legge che si ritiene sbagliata, illegale e incostituzionale? Possibile che ogni critica venga spacciata per 'attacco', 'aggressione', 'vilipendio'? Il campionato dell'ipocrisia l'ha vinto il Pd con la manifestazione in piazza del Popolo. Ridicoli avvertimenti a Di Pietro: "Se critica il Colle, è fuori dalla coalizione". Patetici rastrellamenti della piazza per depurarla da cartelli contro il Quirinale. Ma se il "decreto del presidente della Repubblica" porta le firme di Napolitano e Berlusconi, che senso ha attaccare il secondo e vietare ogni critica al primo? Chi, come gli ex Pci, chiese l'impeachment per due presidenti (Leone e Cossiga), è poco credibile quando zittisce Di Pietro che s'è limitato a evocarlo (senza basi giuridiche) per Napolitano. A meno che, all'insaputa dei più, non sia stato ripristinato il delitto di lesa maestà.
(18 marzo 2010)
da Micromega